Robot Wars

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[DEBRIEFING] Prototipi Clandestini
view post Posted on 21/5/2009, 15:11Quote
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Ci sono fantasmi a volte, che torturano chi infesta i loro sepolcri.
Ma quando é la Terra ad essere un enorme pietra tombale... chi sono i fantasmi da cui bisogna guardarsi?



* Ore 4:15.
Il Comandante sedeva comodamente sulla sedia della sala briefing tamburellando nervosamente con l'indice della mano destra sul tavolo circolare le cui sedie erano ancora vuote.
Quei pensieri arrovellavano la sua mente, mentre attendeva che qualcuno -chissà chi- desse risposta a quel quesito di così vitale importanza.
Ma in fondo ricordava...
Proprio come qualche giorno prima...
L'opinione pubblica li teneva sotto scacco ormai.
Ricordava anche troppo nitidamente quei fantasmi.
Ectoplasmi dal numero incalcolabile che continuavano ancora adesso -sotto forma di ricordo- a torturarlo.
Era paranoia dunque? Paura?
Non é mai bello ripercorrere i propri drammatici maledettissimi errori. E quell'errore gli pesava, come un macigno sulle spalle.
Scosse la testa, mentre la sala era ora illuminata dalle pallide luci dei neon.
Stava fasciandosi la testa prima ancora di essersela rotta...
Ma diamine! Quelli avevano le testate nucleari adesso! Com'era potuto accadere tutto questo!?
Divenne esponenzialmente più nervoso al risuonare di quelle domande nella sua testa.

Si forzò alla calma, sospirando pesantemente, mentre alcune, piccole, gocce di sudore gli colarono lungo gli zigomi. *

- Maggiore Katsuragi... -



* la sua voce -quasi impersonale- suonava fredda ed atona attraverso la cornetta dell'interfono che ora era sollevata ed appoggiata al lato destro del suo giovane viso. *

- La voglio in sala briefing. Immediatamente. -



* Un secco "tlack" sancì la chiusura della telefonta. In stanza, oltre alla figura ancora seduta ed immobile del Comandante, un unica cosa sembrava al contempo inamovibile e vitale.
La luce rossa dell'interfono d'emergenza che -lampeggiante- quasi scandiva il tempo che se ne andava.
Un tempo che mano a mano, poco per volta, avrebbe portato l'olocausto nucleare sempre più vicino alla realtà. *

~



* Lo sapeva, era cosciente di ciò che voleva comunicargli il suo superiore. Di cosa voleva discorrere, di cosa voleva... spiegazioni.
Un ragazzo... era poco più che un ragazzo a soli 22 anni ed era già riuscito a farla sentire frustrata come solo Gendo e Fuyutsuki sapevano fare.
La cornetta la teneva nella mano destra, mentre nei suoi alloggi si stava svestendo dopo che il trasporto aereo era rientrato dalla missione in Corea.
Nuda, svestita non solo dei propri abiti ma anche delle proprie sicurezze, il Maggiore chiuse la cornetta pensando unicamente ad una persona...*

§Shouji...§



* Mise la testa letteralmente sotto al rubinetto dell'acqua nel ristretto bagno dei suoi appartamenti.
Il freddo le ridiede il giusto temperamente per affrontare la questione senza incollerirsi e senza correre dal ragazzo spinta da uno spirito di protezione materno.
Vestì morbidamente la propria uniforme dimenticandosi di vestire alla fine la fascia degli Irregulars al braccio sinistro.
Ancora faceva difficoltà ad immaginarsi al di fuori delle strutture della Nerv, e con incuria recuperò il drappo di stoffa elastica e lo mise al suo posto sull'arto designato.
Uscì dalla stanza.
I suoi tacchi risuonavano come l'unico suono udibile nei lunghi corridoi della base, quando, in fondo ad un buio intestino, vide accesa la luce al di sopra della porta della sala briefing.
Un inferno di pensieri la avvolse, riportandola a quei giorni...

***



- Maggiore é sicura di quel che sta facendo? -

La voce di Gendo Ikari era scura ad immutabile, quasi come se a perderci sarebbe stata solo la donna, andandosene.

- Sissignore. Ho fatto domanda di trasferimento l'altro ieri. Ed ho firmato un contratto a lungo termine con gli Irregulars, Signore. -

L'uomo, dall'alto della sua postazione di comando all'interno del Central Dogma ebbe solo pochi altri verbi da proferire ad uno dei suoi pedoni.

- Può andare. -



***



Allora era insicura ed indecisa, mentì all'uomo che l'aveva comandata per tanto tempo. E mentire ad un proprio superiore é un crimine di alto livello, per un militare del suo rango... Avrebbe mentito?
Perchè avrebbe detto menzogne?
Per proteggere lui?
Sì, lo avrebbe fatto.
Avrebbe mentito.

La porta a soffietto si aprì, incassandosi perfettamente nella parete.
Al di là della soglia il ragazzo la osservava con i suoi occhi penetranti e scrutatori.
Erano segnati dalle evidenti occhiaie che ne consumavano l'età avanzandola di almeno 5 o 6 anni...
Misato avanzò lentamente.
No.
Non avrebbe potuto nascondergli nulla.
Non a quegli occhi. *

[OffGDR]Un piccolo inframezzo ruolistico per impepare la situazione del Briefing.[OnGDR]


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* Ore 4:25.
La discussione tra il Maggiore Katsuragi ed il Comandante Vegea iniziava a farsi accesa. *

- Le ho detto che non potevo farci niente! -


* La donna sbattè con violenza le palme delle mani contro al tavolo della saletta con l'intento di imporsi su colui che giaceva ancora comodamente seduto. Cazzo, era pur sempre un ragazzino al suo confronto, la sua età doveva pur valere qualcosa, no? Contro la propria frustrazione? No, i suoi ventinove anni non facevano altro che aumentarla, fino a farle rodere le viscere attraverso quel senso di sconfitta che non fa altro che lasciarti l'amaro in bocca.
Quello stesso amaro che Misato stava assaporando da così troppo tempo. *

- Non potevamo in alcun modo abbassarci oltre la quota di sicurezza consentitaci! -


* Questa volta i suoi occhi si strinsero tingendosi d'un lieve velo cristallino; non voleva dargliela quella fottuta soddisfazione, non a quel bamboccio, non l'avrebbe vista piangere dalla frustrazione. *

- A me non importa. -


* Disse gelidamente il suo superiore ancora ancorato al proprio seggio; deposto all'interno di una quiete inamovibile mentre la postura delle sue mani era identicamente disposta ad emulare il più criptico dei Gendo Ikari, tanto che a tutto quel gelo Misato sembrò trasalire. *

- NON MI IMPORTA UN ACCIDENTE DELLA QUOTA DI SICUREZZA SE QUEI BASTARDI HANNO LE ARMI NUCLEARI! -


* Si erse, sbattendo a sua volta le mani sul tavolo il cui ologramma planisferico vibrò per qualche istante sotto la sua furia. La sua espressione era una maschera di frustrazione, rabbia e dannatissima severità. Non avrebbe fatto sconti quella volta. A nessuno. *

- Avreste dovuto distruggerlo quel vostro dannato trasporto aereo pur di impedire che Zeon e ZAFT prendessero possesso di quelle armi, dannazione!
DANNAZIONE! -


* Il tono con cui sferrò l'ennesimo pugno accompagnato dall'ultima brutale imprecazione non lasciò alla donna altra scelta se non quella di controbattere fermamente, ma qualcosa, una sorta di inquietudine interiore... glielo impedì.

Poi qualcosa.
Il cicalare dell'interfono delle trasmissioni di emergenza.
La Linea Rossa delle comunicazioni prioritarie serbava sulla propria cornetta il segnalino acceso e lampeggiante.
Ryu sussultò, come del resto anche il Maggiore Katsuragi.
Che avessero già attaccato?
Quanti erano morti?
Quante vite aveva sacrificato Ryu questa volta?
Quanti avrebbero visto gli Irregulars come un gruppo di incapaci carnefici?

Il corpo del giovane ufficiale si lasciò andare sul proprio seggiolo. La comoda poltrona attutì la caduta mentre le sue mani ricadevano senza forze - sradicate di ogni convinzione - lungo i braccioli. Gli sguardi dei due commilitoni si intersecarono per qualche istante mentre entrambi i loro volti venivano solcati da lievi rivoli di sudore.
Il Comandante alzò la cornetta e la appose all'orecchio destro.
Un tempo interminabile sembrò trascorrere da quando l'interfono venne sollevato fino a quando non venne appoggiato contro la testa dell'ufficiale a capo degli Irregulars.
Poi silenzio.
Un silenzioso brusio ruppe quella quiete vetrosa che serpeggiava tra i due camerata.
Sintomo quello che non c'era da aspettarsi nulla di buono. *

- S-Si. Non ha di che preoccuparsi Sottosegretario Generale. Invieremo un nostro esponente immediatamente. -

TLAck


* Il secco suono della cornetta che sbatteva contro la plastica precedette il rilassarsi della figura di Ryu sulla propria poltrona mentre Misato - ancora esagitata per la sua momentanea ignoranza - prese posizione per sapere di più sulla situazione. *

- Allora!? -


* Lo sguardo del Comandante si sollevò su di lei severo ed ancora notevolmente irato. L'impazienza del Maggiore evidentemente non suscitava la sua simpatia. *

- Riprenderemo il nostro discorso più tardi, Maggiore. -


* Fece una pausa, poi a sua volta sollevò nuovamente una cornetta, ma questa volta quella grigiastra adibita alle comunicazioni interne. *

- Fate venire qui il Sottotenente Tassadar, ditegli che é urgente. -


* Nuovamente la cornetta venne abbassata mentre la curiosità di Misato venne brutalmente spezzata dalla gelida affermazione dell'uomo in nero. *

- Una volta finito l'attuale Debriefing partiremo alla volta di una missione congiunta con quelli dell'ONU, andremo a caccia di quelle dannate testate. -



Altrove:

* Nel frattempo il gruppo composto da Shouji, Rufus, Stefano ed Asher si stava muovendo all'interno dei corridoi della base per giungere finalmente in Sala Briefing, cosa li avrebbe aspettati? Ripercorrere quei momenti sarebbe stato sicuramente un incubo per tutti quanti loro. *

Game Master:
La scena GDR di Landing viene spostata qui.
Prima che però Shinji Kakaroth posti il proprio post di presentazione alla scena - che per lui é ancora situata nei corridoi della base - dovrà postare Gabriel Tassadar, il quale dovrà arrivare in stanza per poi introdursi ai presenti. Tenga conto - il buon Gabriel - che arrivato in prossimità della porta sentirà un forte vociare, un'intensa conversazione uomo-donna che tratterà sicuramente argomenti poco piacevoli, ma di cui lui - prima di valicare la soglia della Sala Briefing - non intenderà nulla.

A voi le penne scrittori!




Edited by RW Staff - 13/10/2009, 19:45

Utente: "Io non creo PG da ambientazione, io creo EROI!"
RW Staff: "Ah si? Se vuoi un eroe io ti darò un imbecille con il senso del drammatico!"

 
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view post Posted on 13/10/2009, 20:38Quote
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In mondi di dolore, la sola risposta
per alleviare il proprio cuore è
combatterlo scaricandolo sugli altri.
Così gli uomini diventano soli nella
loro eterna battaglia per avvicinarsi
agli altri e donar loro un po' di sofferenza.
Una lotta per sopravvivere
a discapito di coloro che ti amano.


*Chiuse di scatto il libro che stringeva tra le mani, ma non fu solo il disgusto che quelle parole tinte di filosofica, quanto pessimistica, maestria a convincerlo, quanto il pronto intervento dell'interfono della sua stanza. Era una camera singola, nonostante il suo non fosse certo un grado militare molto elevato, eppure gli Irregulars non avevano avuto alcuna difficoltà nell'accettare la sua richiesta. Una misteriosa comprensione aleggiava nell'aria quando gli ufficiali l'avevano accolto al suo arruolamento, un misterioso senso di accomodamento.
Probabilmente era solo una coincidenza, ma qualcosa non gli tornava.
Se avesse avuto tempo, avrebbe indagato, ma ancora sentiva su di se il bruciore delle ultime ferite patite, ferite dell'anima, che non lo rendevano particolarmente desideroso di compagnia. Nonostante questo, il saggio che aveva malamente gettato sul letto era stato davvero il limite oltre il quale non aveva alcuna intenzione di spingersi.
La tristezza è un sentimento condivisibile ma non sarebbe stato accettabile se fosse sfociato in vera depressione.
Osservò l'orologio stupendosi del curioso orario per ricevere una chiamata, nonostante questo era felice che l'insonnia si era dimostrata utile per una volta.
Afferrò la cornetta per rispondere, la voce arrochita dalla continua alternanza di sonno e veglia che tormentava la sua notte solitaria doveva apparire poco più lucida di quella d'un qualsiasi soldato svegliato nel pieno del sonno.
Ordini semplici, persino troppo, e non v'era alcun dubbio che la situazione fosse apparsa d'improvvisa emergenza.
Impiegò pochi istanti a vestire la sua divisa ed applicarvi la fascia da poco guadagnata, poi il sonoro schiocco dei suoi stivali divenne ritmo cadenzato per i corridoi d'una base assonnata.



Erano passati solo pochi mesi dalla sua ultima battaglia con le forze di ZAFT, non ne serbava un buon ricordo, specialmente per la valenza tremendamente politica che aveva assunto quel compito. Uccidere terroristi è come uccidere una persona disperata, non da alcuna soddisfazione ed avvelena l'animo. Ma non sarebbe stato davvero questo il problema, quanto la sensazione d'averlo fatto solo per accrescere il prestigio d'un governo che lo rappresentava solo poco di più del precedente. Praticamente un controsenso senza fine alcuna.*

- Rifletti troppo. -

*La sentenza d'una persona importante, la verità assoluta della sua esistenza. Julius l'aveva detto, proprio colui che aveva riflettuto troppo.
E con la sua scomparsa le ore di permanenza rimanenti a Gabriel su PLANT erano divenute contate, esigue nel numero.
Eppure una parte di lui sapeva perfettamente che quelle parole, apparentemente prive di fondamento, racchiudevano una precisione d'analisi invidiabile. *

- Il nemico è solo un nemico, se lo uccidi proteggi chi devi, se lo risparmi metti a repentaglio la vita di qualcun'altro. -

*Inevitabile colpo di grazia per il suo "modo di ragionare". Non ebbe tempo di trovare una risposta abbastanza logica a quell'illazione, Julius era morto con la sensazione d'avere ragione.
Era morto per colpa della sensazione d'avere ragione.
Di questo, Gabriel, non si era mai davvero perdonato.*



*Il suono affrettato di quei movimenti era lo scandire rapido del tempo, mentre il soldato si muoveva con la freschezza di una persona pienamente riposata. Aveva sempre dormito troppo poco e nelle ore più improbabili, Venusia non aveva mai perso occasione di farglielo presente.
Per una donna con le abitudini d'un ghiro doveva essere stato davvero difficile condividere il letto con un uomo come lui.
Il pensiero gli strappò un sorriso prima che il vociare proveniente dalla sua destinazione lo riportasse celermente alla realtà. Non potè cogliere alcuna parola e, per indole, non avrebbe neanche voluto, ma non sarebbe stato educato entrare mentre discutevano ancora. Per questo si limitò a bussare educatamente ed attendere convocazione prima di varcare la soglia che l'avrebbe condotto, probabilmente, alla sua prima missione come membro degli Irregulars.
L'interno non era differente dalle mille sale briefing che aveva già visitato, pertanto non prestò particolare attenzione all'ambiente, mentre i due occupanti attirarono immediatamente la sua curiosità. Non aveva difficoltà ad indovinare chi fossero, il comandante Vegea corrispondeva perfettamente alla descrizione che aveva udito e la sua giovinezza lo marcava come un tratto distintivo assolutamente ineguagliabile. Il Maggiore Misato Katsuragi era invece sulla bocca di gran parte dei membri della base per via delle sue curve, particolare che avrebbe opportunamente evitato di far notare alla signorina in questione, sufficientemente affascinante da colpire persino lui.
Il saluto marziale seguì di poco il suo ingresso nella sala e, nel silenzio dei due spettatori, suonò ben più imponente di quel che avrebbe desiderato.*

- Sottotenente Gabriel Tassadar a rapporto. -

*Cominciò, rivolto al Capitano e al Maggiore. Cominciò senza terminare, in attesa che i suoi superiori gli dessero possibilità di rilassarsi. Inevitabilmente però, un sorriso comparve lentamente su quelle labbra chiere, risaltanti sulla pelle nivea.*

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*Era il sorriso con cui cominciava ogni suo incontro, ed era lo stesso con cui terminava ogni suo abbraccio. Quello era il sorriso che poteva riassumere, in una sola espressione, tutta l'essenza del giovane Coordinator.*


Spero di non aver scritto strafalcioni alla mia prima apparizione ^_^



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The pain that grips you
The fear that binds you
Releases life in me
In our mutual
Shame we hide our eyes
To blind them from the truth
That finds a way from who we are
Please don't be afraid
When the darkness fades away
The dawn will break the silence
Screaming in our hearts
My love for you still grows
This I do for you
Before I try to fight the truth my final time
 
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*La sensazione di disagio non era diminuita dopo essere scesi dalla jeep, entrando in un locale e poi in un paio di corridoi.
Quasi fosse la passeggiata che conduce al patibolo.
Era proprio quello che sembrava, la camminata di un gruppo di persone distrutte nel corpo e nell'anima che va ad accettare il risultato dei propri gesti.
Dopo il dolore dell'anima ora anche quello del corpo cominciava ad affliggerlo, dei piccoli segni mandati dal braccio e la testa, una sensazione di fastidio, uno spillo che lo trafiggeva piano, un millimetro per volta.
Forse gli antidolorifici stavano lentamente perdendo efficacia.
Si sentiva così stanco, mentre si trascinava in fila sui piedi scalzi verso la sala dove sarebbe avvenuto il debriefing.

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Nessuno di passaggio, nessuno ad osservare la loro penosa situazione, sconfitti e tornati con la coda tra le gambe, come cani bastonati.
Era ancora in uno stato di semi-confusione sentimentale e non vedeva l'ora di buttarsi sul letto e riposare.
Sperava che sarebbe tutto finito alla svelta, non gli importava come, voleva isolarsi e riposare fino a quando gli sarebbe stato concesso.
Arrivati di fronte alla porta attesero che il Tenente bussasse alla porta per cominciare il debriefing.*

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"C'è del marcio in Britannia!"

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* Urla.
Due animi in contraddizione, due persone che inevitabilmente cercavano di ferirsi l'un l'altra per far prevalere le reciproche ragioni. Quale ironia, che il libro da poco letto da Gabriel fosse in qualche modo profetico di tale situazione?
Ironico, non v'era dubbio alcuno. *

- LE HO DETTO CHE NON POTEVAMO FARCI NIENTE! -

* La voce di una donna proruppe più forte, sfogando un'evidente mancanza di contegno, proprio quando il coordinator fu innanzi alla soglia della sala briefing.
Probabilmente il frammento di una discussione fin troppo accesa in cui prima o poi - lo sentiva - sarebbe stato immischiato anch'egli.
Poi una voce, dura, scura e notevolmente irata, proruppe a zittire i bollori di colei che aveva urlato pochi istanti prima. *

- POTEVATE LANCIARVI! -

* Vomitò. *

- SCHIANTARVI CONTRO IL NEMICO AL SUOLO E DISTRUGGERE I PROTOTIPI! -

* la discussione perseverava sempre sullo stesso argomento. Prototipi? Forse era quello il punto sul quale avrebbero dovuto discutere con il bel Sottotenente? *

- Se aveste agito tempestivamente ora non dovremmo fronteggiare un possibile olocausto nucleare...
Sa quante vittime potrebbero causare quei pazzi fanatici!? -

* La porta si aprì, nessuno dei due parve accorgersi della sua presenza anche mentre Gabriel valicava la soglia agghindato con la propria red coat.
L'uomo - o meglio il ragazzo - che gli stava di fronte incalzò la donna a tal punto che ella sviò lo sguardo altrove, frustrata per l'evidenza del pericolo incombente, ma sicuramente ancora barricata nelle proprie convinzioni.
Poi... *

CITAZIONE
- Sottotenente Gabriel Tassadar a rapporto. -

* La sua presentazione sortì l'effetto sperato, entrambi - sia il Maggiore Katsuragi che il Comandante Vegea - si voltarono nella sua direzione.
Fu allora che Gabriel si rese conto dell'avveniristica fattura con la quale quella Sala Briefing era realizzata. Un quadrilatero bianco, le cui pareti erano lisce, probabilmente per permettere una rifrazione migliore della luce; al centro della stanza faceva capolino un grande tavolo circolare dai toni violacei, contornato da sedie lungo tutta la sua superficie, mentre su di essa - di fronte ad ogni seggio - v'era un monitor incastonato all'interno del materiale costituente il piano del mobile ed al centro della sua struttura - avente la sagoma di una semisfera dai toni verdastri - una protuberanza si protendeva verso l'alto, probabilmente una lavagna tattica tridimensionale.
Innanzi a lui, a darle le spalle - offrendogli una vista sul fondoschiena a dir poco fantastica - vi era il famigerato Maggiore Misato Katsuragi, acquistato dagli Irregulars direttamente dalla famosissima Nerv, luogo misterioso se pur famoso nel mondo per le proprie macchine superavanzate e segretissime note come Evangelion. Era bellissima, i suoi capelli fluenti e violacei non tradivano affatto la sua età che si aggirava ormai sulla trentina; il suo fisico era snello ed asciutto, modellato all'interno di quel suo vestitino aderente dalla tonalità antracite, che ne vestiva le forme facendole risaltare ampiamente, sopratutto sul fondoschiena. Le gambe, splendidamente vestite da calze - probabilmente collant - erano dei fusi, scolpite nel marmo da quant'erano sode ed allenate, forse anche per merito dei tacchi che portava.
Immancabile, la fascia che la contraddistingueva come membro attivo del corpo, posta sul braccio sinistro, al di sopra di una giacchetta di color rosso vivo che riportava sulle spalline i suoi gradi, per l'appunto quelli di Maggiore.
Oltre alla bella donna, proprio al di là del tavolo che Gabriel si trovava dinnanzi, stava un uomo in nero, ritto in piedi ed avente le mani sul tavolo.
Aveva un volto slavato e consumato, i suoi lineamenti giovani e freschi raffiguravano il giovane vent'enne che era, se non fosse stato per quei maledetti segni di insonnia che portava sul viso e per l'intensa arrabbiatura che lo invecchiavano di almeno cinque o sei anni buoni. I suoi capelli erano castani, molto scuri a calargli parzialmente sul viso, mentre il suo sguardo, duro ed assurdamente profondo, sembrava ardere di una brace nerastra, un colore forse reso ancor più scuro dalla luce al neon che illuminava la stanza.
Il suo vestiario rivelava la sua precedente implicazione con ZAFT - o quantomeno così si poteva intendere all'apparenza - poiché una divisa ricalcante la sagoma di una black coat ne vestiva le forme celandole al Sottotenente, il quale poté unicamente intravedere un paio di spalle ampie e un petto dalla grande cassa toracica, tozzo, probabilmente allenato.
Sul fronte, in bella mostra, appuntate sul pettorale sinistro, le mostrine di Capitano sormontate da quelle di Comandante della base.

Gli occhi di entrambi i commilitoni si posarono istantaneamente su di lui per poi successivamente incrociarsi nuovamente tra di loro.
L'ufficiale in comando sospirò.
L'aria era davvero molto tesa. *

- Benvenuto, Sottotenente Tassadar. -

* La voce del Capitano era calda, ammaliante e suadente. Nonostante serbasse notevoli segni di stanchezza parve in quell'istante come quella di qualcuno che la sapeva lunga, una persona che portava su di sè un grande peso. *

- Io sono il Comandante Ryu Vegea. -

* Disse cercando di mantenere un tono affabile, ma ciò che uscì fuori fu più un sospiro che un insieme di convenevoli. *

- E questo é il Maggiore Misato Katsuragi. -

* Fece una pausa. *

- Ufficiale Tattico adibito al coordinamento delle truppe nonché alla gestione delle unità Evangelion di istanza qui alla base. -

* La donna lo squadrò con lo sguardo sottile, probabilmente ancora turbato dalla precedente conversazione. Poi anch'ella porse i suoi saluti con tono effettivamente provato dalla stanchezza. *

- Piacere di conoscerla Sottotenente. -

* Poi la palla tornò al Comandante, che non tardò a proseguire il proprio monologo. *

- L'ho chiamata qui per un compito importante, ma prima vorrei che assistesse al Debriefing che sta per avere luogo. -

* Il ragazzo vide la propria console lampeggiare per qualche istante per poi sgranare gli occhi leggermente sorpreso, poi li strinse, come se la situazione - mediante quel "qualcosa" che aveva visionato - si fosse fatta più seria. *

- Mi dica qualcosa di lei Tassadar, qualcosa che non possono dirmi i fascicoli sul suo stato di servizio. -

* Disse senza distogliere gli occhi dal proprio monitor l'ufficiale. *

- Poi si metta alla mia destra, vorrei la sua assistenza durante questo Debriefing. -

* Così terminò la sua spiegazione. Tranne per un ultimo fondamentale appunto. *

- E mi raccomando... Analizzi con attenzione quanto sta per vedere. -

* Il mistero su ciò che attendeva il giovane Gabriel si infittiva sempre più, mentre dall'altra parte della stanza, dietro al Sottotenente, qualcuno bussò alla porta... *



Altrove:

* Asher camminava spedito lungo i corridoi, nonostante il suo handicap motorio il suo incedere era severo ed imperturbabile, sicuramente il Debriefing sarebbe stato duro, molto duro per i suoi uomini, ma come poteva non biasimarli, alla fine la colpa ricadeva su di uno solo: lui stesso. Incapace di farsi rispettare gli avevano disobbedito, avevano fatto di testa loro ed ora? Il Sergente Desuyo ed il Sottotenente Dheidir erano uno morto e l'altro rapito dal nemico.
Se non ci fosse stato quel Topless a salvarli sarebbero morti tutti.
Julius, gli ritornò in mente quella figura, quel ragazzino prodigio che da solo aveva recuperato i suoi uomini uno dopo l'altro, semi-sconvolto per ciò che aveva visto.
Scosse la testa prima di arrestarsi davanti alla porta della sala Briefing.

Rufus era intontito, la scenetta messa su da Stefano nei confronti di Shouji non gli era andata giù per niente, diavolo era un ragazzino, ed anche se era per la maggior parte colpa sua se la missione era stata un fallimento non gli si poteva far così tanta pressione. Infondo aveva pur sempre tredici anni...
Stefano non la pensava allo stesso modo, seguendo il suo compagno azzoppato e dotato di stampelle serbava uno sguardo severo ed imperscrutabile, volto unicamente ad un fattore: Devil.
Chi mai era quel mostro? Che cosa voleva da loro? Perché infiltrarsi così - senza ragione alcuna - sul campo di battaglia?
Shouji Ikari era nella sua lista delle cose da non portare nuovamente in missione, e questo lo avrebbe fatto presente nel suo rapporto.
Shouji era in coda al gruppo, lasciato solo da tutti quanti, con ancora in mente quell'immagine: una ragazza dai capelli azzurri così uguale a Rei Ayanami e nel contempo così diversa.
Cosa voleva? Che cosa diamine voleva lei da lui?

Bussarono ad una porta e la quiescenza in cui Shouji era ricaduto venne distrutta facendolo riprendere tutto d'un tratto.
Davanti a lui persone: i suoi compagni, un tizio che non conosceva, il Comandante della base e la signorina Misato.
La signorina Misato!
Figura essenziale, diretto collegamento con l'Eva, sua unica - momentanea - ancora di salvezza. *

- Squadra India a rapporto Signore! -

* Al segnale di Asher sia Stefano che Rufus si misero sugli attenti... *

Game Master:La scena va avanti, Gabriel Entra nella stanza e viene a contatto con i due suoi superiori, la scena di quest'ultimo si svolge poco prima che arrivi Shouji in stanza quindi ochio ai tempi. Shinji deve postare entrando trovando Gabriel già alla destra di Ryu. Per il resto andiamo avanti e vediamo cosa esce fuori *__*



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*Lunghi istanti di silenzio erano seguiti a quella presentazione che era servita come lama per rompere una conversazione dai toni sin troppo accesi. Gabriel ingoiò il suo sorriso non appena i suoi due superiori gli si rivolsero per dargli l'attenzione necessaria. Qualcosa in entrambi lo colpì profondamente, non erano persone "comuni", aveva un sesto senso per questo genere di cose e gli occhi fulminanti del comandante lo colpirono quanto lo sguardo di malinconica consapevolezza del Maggiore.
Un brivido percorse la spina dorsale del Coordinator, mentre il comandante iniziava a mostrargli le richieste pronte per lui, ma non erano certo le parole del superiore a colpirlo. Aveva la sensazione di avere di fronte due persone largamente fuori dal comune e, per un istante, la sovrapposizione con Julius e Venusia fu inevitabile.
Durò solo un attimo, prima che la sua mente decidesse di prender nota di tutto ciò che gli era stato chiesto.*

- Benvenuto, Sottotenente Tassadar.
Io sono il Comandante Ryu Vegea.
E questo é il Maggiore Misato Katsuragi.
Ufficiale Tattico adibito al coordinamento delle truppe nonché alla gestione delle unità Evangelion di istanza qui alla base. -


*Rivolse un'occhiata pregna di rispetto verso la donna che sino a quel momento gli aveva mostrato solamente una paradisiaca visione del suo fondo schiena. A quelle parole la sensazione di avere di fronte due individui fuori dal comune divenne una certezza. Dopotutto solo qualcuno di ancor più particolare del Maggiore Katsuragi poteva essere suo comandante.*

- Piacere di conoscerla Sottotenente. -

*Vibrarono nell'aria, quelle parole, giungendo a Gabriel come estenzioni di un brivido troppo particolare per essere ignorato. E pensare che non provava sensazioni del genere da così tanto tempo. Erano trascorsi numerosi campi di battaglia da allora.*

- L'ho chiamata qui per un compito importante, ma prima vorrei che assistesse al Debriefing che sta per avere luogo.
Mi dica qualcosa di lei Tassadar, qualcosa che non possono dirmi i fascicoli sul suo stato di servizio.
Poi si metta alla mia destra, vorrei la sua assistenza durante questo Debriefing.
E mi raccomando... Analizzi con attenzione quanto sta per vedere. -


*Si inchinò per sottolineare come avesse ricevuto tutte le istruzioni. Sorrise ancora, era più forte di lui in qualche maniera, e non si trattenne più di tanto di fronte a quello che poteva essere considerato una sorta di "vizio". Un vizio ricco di carisma, ottimismo e, sopratutto, desiderio di cambiare un mondo troppo scuro per essere affrontato con tetri sentimenti nel cuore.*

- Il piacere è mio Maggiore. -

*Disse educatamente, prima di proseguire nel suo compito.*

- Credo che i fascicoli riportino ogni informazione notabile sul mio conto, pertanto le dirò qualcosa di personale Comandante. -

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*Era una voce sicura e calda, come il vento di primavera che porta con se i pollini di una nuova vita. Si vestiva di una dizione impeccabile ed elegante, seppur spoglia degli inutili fronzoli di una comunicazione scarna. Veniva rapidamente al punto e quello era un sussidio strategico volto a risparmiare tempo per una pianificazione più accurrata delle mosse da fare. Persino in una comunicazione ciò poteva essere utile.*

- Mi piacciono le poesie, i testi filosofici e sulla strategia, infine ho una vera passione per la cioccolata, per Arthur Rimbaud e Paul Verlaine. Detesto i cibi fritti e gli olocausti nucleari. -

*Le parole erano tutt'altro che scelte a caso, aveva percepito gli ultimi strascichi della conversazione affrontata dal Comandante e dal Maggiore, e la sua parte Coordinator non aveva resistito al desiderio di sottolineare come considerasse la questione un affare estremamente importante. Ma non aveva ancora finito, poichè probabilmente mancava la cosa più importante a quel piccolo riassunto. Il vero motivo per cui era negli Irregulars.*

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- Sono qui tra gli Irregulars proprio per evitare che altre catastrofi come il "Chii no Valentine" accadano. -

*Così si inchinò un'ultima volta prima di muoversi lentamente verso la destra del comandante, accomodandosi nella posizione d'attenzione che gli sarebbe stata necessaria per trarre quel che serviva dal debriefing. Occhi seri ed indagatori erano già comparsi sul culmine della sua postura eretta e composta. Le braccia erano incrociate dietro alla schiena, per aiutarlo a vestirlo della sicurezza che gli sarebbe stata necessaria. Qualcosa si agitava nel laghetto sempre immobile della sua anima. Avvisaglie che qualcosa di squamoso e velenoso fosse sul punto di emergere dalla superfice piatta dell'acqua.*

- Il mio soprannome è "Il Serpente" proprio per le mie capacità strategiche, signore. -

*Aggiunse infine, pronto ad accogliere il debriefing dentro di se come una parte del suo passato. E del suo futuro.*



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The pain that grips you
The fear that binds you
Releases life in me
In our mutual
Shame we hide our eyes
To blind them from the truth
That finds a way from who we are
Please don't be afraid
When the darkness fades away
The dawn will break the silence
Screaming in our hearts
My love for you still grows
This I do for you
Before I try to fight the truth my final time
 
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*Il rumore dei passi.
Il lungo corridoio nella semi oscurità intervallata da lampade al neon quasi d'emergenza e poco efficaci.
Sembrava la strada dei condannati a morte, nonostante fossero riusciti a sopravvivere a quel disastro, all'orrore che s'era scatenato in pochi secondi.
L'inferno.
I suoi piedi gelati dal contatto col pavimento lo stavano facendo rabbrividire e allo stesso tempo lo stavano lentamente facendo tornare in sè, assieme al dolore che provava il suo colpo.
Piano, uno alla volta gli impulsi cominciavano a partire dalle zone periferiche, dalle gambe, dal braccio, dalla schiena e chissà da quale altro punto del suo corpo spezzato e martoriato, lentamente proseguendo fino al cervello, come un piccolo rigagnolo che pian piano diventa un torrente e poi un fiume e s'ingrossa man mano che il tempo passa.
Probabilmente gli anti-dolorifici non erano stati abbastanza forti proprio perché non doveva dormire, ma dirigersi a fare il dannato rapporto sul disastro.

L'agonia fino a quando avrebbe continuato a susseguirsi?
Si fermarono, non ne ebbe una piena coscienza, ma non sentì più alcun rumore e con la testa bassa si fermò anche lui, fissando le caviglie di qualcuno, non sapeva chi fosse.
Erano bianche e tese, i talloni lievemente callosi e consunti.
Non stava pensando.
La sua mente era un nubifragio di emozioni contrastanti, ansia, paura, stanchezza, rabbia, dolore, tristezza...
Quando Asher bussò quasi sussultò sulle sue gambe per il rumore che provocò sulla porta, quasi un rumore metallico ed estraneo.

Una volta entrati sollevò di poco lo sguardo e il suo occhio gli mostrò tre persone all'interno della stanza, un ragazzo dai capelli chiari e in divisa amaranto, il Comandante della base e la signorina Misato.
Quando vide il suo volto, la sua espressione arrabbiata e familiare, stava quasi per scoppiare a piangere, ma qualcosa dentro di lui glielo impediva. Voleva scoppiare e lasciare che le emozioni trasudassero da lui, lasciandogli solo la calma della pace interiore, una volta libero da quel marasma di sensazioni, ma non ci riusciva.
Le lacrime non venivano.*

- Squadra India a rapporto Signore! -

* Al segnale di Asher sia Stefano che Rufus si misero sugli attenti...
Shinji provò a muoversi, ma sentì una fitta al braccio e restò impalato a fissare di fronte a sé il comandante Ryu, spostando il suo sguardo da lui a Misato, come a scongiurarla di qualcosa senza che riuscisse a quantificare a parole le sensazioni che voleva trasmetterle.
Forse non riusciva a parlare, provò ad aprire la bocca, piano, senza farsi sentire. *

- hhhhh -

* Gli uscì soltanto un tono strozzato, talmente flebile da sembrare quasi un sibilo inudibile.
Sperava che il debriefing sarebbe iniziato alla svelta e che sarebbe durato il meno possibile. *

SK of SubZero

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"C'è del marcio in Britannia!"

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* Il Sottufficiale si era presentato con grazia, ed attendendo il termine del discorso del Comandante ebbe la cortesia di rivolgersi prima alla donna ivi presente in sala.
CITAZIONE
- Il piacere è mio Maggiore. -

Poi proseguì facendo capo al proprio superiore, il quale gli aveva posto una domanda assai personale, per rompere il ghiaccio eventualmente, o per... testarlo.
Esemplificazione di un fare guardingo e osservatore, proprio di chi ha troppe gatte da pelare per volerne altre tra i piedi.
Di sicuro un comportamento difensivista dovuto a qualche ragione in particolare.
CITAZIONE
- Credo che i fascicoli riportino ogni informazione notabile sul mio conto, pertanto le dirò qualcosa di personale Comandante.
Mi piacciono le poesie, i testi filosofici e sulla strategia, infine ho una vera passione per la cioccolata, per Arthur Rimbaud e Paul Verlaine. Detesto i cibi fritti e gli olocausti nucleari.
Sono qui tra gli Irregulars proprio per evitare che altre catastrofi come il "Chii no Valentine" accadano.
Il mio soprannome è "Il Serpente" proprio per le mie capacità strategiche, signore. -

Ryu strinse gli occhi.
Le parole di Tassadar erano state sottili e... "velenose".
Proprio come il morso del serpente che si vantava tanto di rappresentare.
Molto bene.
Era riuscito a sorprenderlo in meglio.
E per dimostrargli il suo apprezzamento, citò una frase celebre di cui sicuramente sapeva qualcosa... *

"Io dico che bisogna esser veggente, farsi veggente.
Il Poeta si fa veggente attraverso una lunga, immensa e ragionata sregolatezza di tutti i sensi."


* Senza che Gabriel potesse vederlo - poiché stava ora dietro la sua schiena - il suo Comandante stava stringendo gli occhi citando quei versi, adducendo ovviamente alla sua persona.
Sarebbe stato in grado lui, Gabriel, di divenire quel tanto decantato Poeta?
Che con i suoi folli versi avrebbe potuto fare ciò per cui il suo ufficiale superiore lo aveva chiamato?
Poi il ragazzo continuò.
La sua voce calma ma scura, quasi severa. *

- Un serpente dai denti piuttosto affilati...
per essere un amante della cioccolata, Tassadar. -


* Fece una pausa, per poi continuare con tono più chiaro e rinfrancante, sicuramente colmo di aspettative. *

- Serpente eh? Sono sicuro che tale soprannome sarà meritato viste le sue sottili frecciate. Ma contrariamente a qualunque persona... io amo i serpenti.
Noi Irregulars prendiamo ciò che la gente scarta, la spazzatura, e la facciamo tornare a brillare.
E per quanto un serpente possa avvelenare i suoi stessi compagni con il proprio letale morso... -


* Fece un'ulteriore pausa per dare più enfasi al proprio discorso *

- ...noi abbiamo bisogno delle sue zanne.
Spero di aver reso il concetto... Tassadar. -


* Detto ciò qualcuno bussò alla porta.
Erano loro.
Misato trasalì in quell'istante...
Shouji era tra loro...
Ma si dette contegno, non doveva mostrarsi per la donna debole che era, doveva assolutamente fargli da appoggio, qualora lui avesse - come il fratello - voluto piangere.

Un gruppo di persone entrò nella sala Briefing, tutti uno conciato peggio dell'altro.
Soldati, chi più giovane, chi più vecchio. Erano quattro.
Uno dai capelli rossi e dal viso celato da uno strano passamontagna beige che ne lasciava fuoriuscire i rossi capelli - mossi e raccolti in una breve coda dietro la nuca-; uno con barba e pizzetto, vestito di vestaglia e pigiama; l'ennesimo dai capelli blu ed un'espressione giovane avente una stampella e vestente un pigiama; ed infine l'ultimo, un ragazzino di poco più di dieci anni. *

- Squadra India a rapporto Signore! -


* L'aria di Ryu cambiò improvvisamente.
E per qualche strana ragione Gabriel poté avvertire il bracciolo della sedia tremare per qualche istante prima che la voce del suo nuovo superiore prorompesse nell'aria.
Inaspettatamente calma. *

- Riposo. Soldati. -


* Formale, e calmo. Così iniziò il proprio discorso il Comandante Vegea i cui occhi non potevano essere visti dal neo-Sottotenente Irregulars, ma che potevano essere ben rimirati invece dagli occhi di uno Shouji non in grado di aprire bocca.
Gelidi.
Severi.
Come quelli di suo padre.

Poi proseguì, con tono leggermente più marcato, come a voler sottolineare l'importanza della situazione. *

- Date inizio al vostro rapporto. Voglio... ogni dettaglio. -


* Gli ordini non si discutono.
Per tanto fu il primo della fila a fare il primo passo avanti: Stefano R. Rebessi.
Era un uomo giovane, aveva lo sguardo truce ed un volto severo.
Avanzò di un passo, intabarrato nella propria vestaglia scura, nel suo pigiama azzurro ed inforcante un paio di pantofole. *

- Signore... Abbiamo visto l'inferno.
La missione procedeva come dovuto, abbiamo messo fuori uso gli Yokon in partenza dalle banchine ed abbiamo neutralizzato numerosi prototipi. Ma una volta nella struttura abbiamo incontrato uno degli assi dell'esercito di Zeon. Ramba Ral signore. E siamo stati messi in seria difficoltà.
Anche Zaft ha collaborato con loro per mettere le mani sulle testate, Signore. Avevano i loro mezzi!
E per di più c'é stato un massiccio lancio di truppe da parte di questi ultimi, proprio quando il leader di OZ, Treize Kushrenada in persona, ha fatto la sua comparsa sul campo...
C'é stato un lungo periodo di calma, una calma finta, di quelle che si possono tagliare con il coltello e...
Beh Il comandante supremo di OZ minacciava di fare fuoco sui prototipi rubati da Zeon e... -


* Fece una pausa... non riusciva a giustificarsi... *

- Signore... Abbiamo visto il Diavolo. -


* Ryu, che per tutto il discorso era stato in silenzio ad ascoltare aguzzò gli occhi sorpreso... poi la sua espressione tornò imperscrutabile. *

- Un'unità non identificata é apparsa sul campo dal campo stesso! E' sbucata fuori propulsa da un innovativo sistema di emissione da uno degli Hangar della base di Hohung e... ha distrutto da sola tutte le unità sia di ZAFT che della federazione...
Un mostro signore. Un vero mostro.
Cazzo... ha ucciso il Sergente Desuyo, ha rapito Rick! E noi... Noi... -


* La sua compostezza stava lasciando il posto alle lacrime che calde gli si stavano affacciando sul viso frustrato dall'insuccesso... *

- Voi... cosa? -


* Inaspettatamente gelido il Comandante. Che con voce calma ma pesante andò a rincarare la dose sulle spalle del suo uomo. *

- Noi... Abbiamo fallito signore. -


* Fu la volta del Sergente Rufus Yagami, il quale fuoriuscì dalle file mentre Stefano, mesto, vi rientrava. Era il ragazzo con la stampella ed i capelli blu. Aveva un'espressione concitata. *

- Il Sottotenente Rebessi ha ragione! Confermo la sua versione dei fatti ed anzi... aggiungo che non sono stato d'aiuto... cioé mi sono fatto distruggere subito l'Impulse e poi... -


* La voce di qualcuno lo sovrastò, una voce maschile e severa. *

- Adesso basta Sergente! Abbiamo dato già abbastanza una pessima impressione di noi. -


Era il Tenente Chronicle Asher, responsabile della missione alla base aeroportuale di Hohung.
Era un uomo alto ed allenato, indossava una tuta della Federazione Terrestre di color azzurrino e... Sì, zoppicava. Aveva una stampella.
I suoi capelli rossi si mossero nel breve passo che fece per fuoriuscire dalle file, serio in volto, mesto e sopratutto... colpevole. *

- Signore. La squadra India riporta l'avvenuto fallimenti della missione di recupero dei prototipi clandestini di istanza alla base di Hohung.
Dopo l'esecuzione della prima fase della missione, dopo aver eliminato i sommergibili ed alcuni degli hangar nemici, abbiamo incontrato strenua resistenza da parte dei reduci di Zeon. Successivamente sono stati attivati del prototipi che sono stati prontamente neutralizzati dalla Buster Machine 61 della Fraternity, mentre la federazione ha dato man forte con alcune divisioni di mobile suits terrestri.
Ma le truppe di ZAFT sono intervenute con un massiccio rinforzo costituito da truppe paracadutate e hanno presidiato il convoglio con sopra alcuni prototipi che inevitabilmente, per ciò che successe dopo ... sono stati trafugati.
Persino il Leader di Oz, Kushrenada, ha dovuto piegarsi di fronte alla forza del nuovo nemico che fece la sua apparizione sul campo. -


* Il Tenente riprese fiato. *

- Era un'unità mai vista, propulsa da un innovativo sistema di emissione particellare, aveva armi remote ad uso atmosferico e sopratutto... combatteva decantando versi poetici.
Andava citando l'Odissea, Romeo e Giulietta, od altri ancora... mai visto niente del genere.
Una psicologia contorta e... -


* Lo sguardo del ragazzo lo interruppe. Stava tremando. *

- Mi scusi, sto divagando. poi... -


* Stefano uscì dalle file gonfio di rabbia. Non ce la faceva davvero più. *

- Quel ragazzino ha sparato dal suo dannato Evangelion e ha compromesso la missione! -


* Gli occhi del Sottotenente erano iniettati di odio e frustrazione... tutta la calma che si era fino ad allora imposto non era servita a nulla se non a fargli accumulare stress da far esplodere in quel preciso, dannatissimo istante. *

- Ha fatto rapire Rick! Se solo lui-... -

- ADESSO BASTA! -



* Urlò il Comandante sbattendo la mano sulla lavagna tattica. *

- Fatelo parlare. -



* Al ché i suoi occhi si puntarono sul ragazzino che aveva dinnanzi.
Drego e formica, titano e miserevole umano.
Queste le proporzioni, e Shouji ne veniva oppresso.
Misato quasi si scompose all'idea che il uo protetto potesse anche solo aprir bocca.
Ma la sua possizione le imponeva il silenzio.
Strinse i pugni, come al solito si era dimostrata una debole. *

- Allora? -



* Disse perentorio e gelido il Comandante. Un tono ben diverso da quello che gli aveva riserbato in ben altre circostanze.
Amichevole, caldo...
Ora era freddo, scostante ed impersonale. *

- Raccontaci com'é andata. Voglio sapere tutto. -



* Non poteva trarsi indietro, i riflettori erano puntati tutti su di lui.

Tassadar d'altro canto poté ben osservare.
Il fallimento di un'operazione, testate nucleari rubate... questo voleva dire... voleva dire.
Sì.
Significava che l'inizio di una tragedia di immani proporzioni era probabilmente alle porte. *

per Gabriel Tassadar:

Attonito.
Come si può definire altrimenti lo stato in cui Gabriel versa nell'osservare il gruppo di persone appena entrato. Feriti, martoriati, stanchi e frustrati.
Hanno perso la loro battaglia, ma - cosa ancor più importante - sembra che la colpa di questo loro fallimento risieda nel ragazzino a cui é stata appena data la parola.
Cosa ci fa un ragazzino immischiato in una guerra?
Gabriel non ha mai sentito molto parlare dei piloti di Evangelion... quindi non sa cosa aspettarsi da quest'individuo, sa per certo, però, che i ragazzini non dovrebbero farsi carico del fardello che una guerra comporta.




per Shouji Ikari:

Pressione, pressione ed ancora pressione.
Lo opprimono la presenza di tutte quelle persone, solo la signorina Misato sembra guardarlo con sguardo confortante, il resto delle persone sembrano freddi oggetti privi di anima che sembrano avere aspettative su di lui.
Vogliono sentirlo parlare, vogliono dargli una colpa non sua.
Cosa fare?
Deve dire qualcosa.
E' un ordine.




Game Master: Il Debriefing continua, ora siete tutti nella stessa stanza insieme, l'ordine di posting é sempre il medesimo



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Auguri di compleanno amore 2009

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Pilota dello ZGMF-XB10AC Nu Freedom Gundam su image
Grado: Capitano Istruttore (Comandante della base per la difesa terrestre)
Crediti: 400.000

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7 replies since 21/5/2009, 15:11
 
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