*Il rumore dei passi.
Il lungo corridoio nella semi oscurità intervallata da lampade al neon quasi d'emergenza e poco efficaci.
Sembrava la strada dei condannati a morte, nonostante fossero riusciti a sopravvivere a quel disastro, all'orrore che s'era scatenato in pochi secondi.
L'inferno.
I suoi piedi gelati dal contatto col pavimento lo stavano facendo rabbrividire e allo stesso tempo lo stavano lentamente facendo tornare in sè, assieme al dolore che provava il suo colpo.
Piano, uno alla volta gli impulsi cominciavano a partire dalle zone periferiche, dalle gambe, dal braccio, dalla schiena e chissà da quale altro punto del suo corpo spezzato e martoriato, lentamente proseguendo fino al cervello, come un piccolo rigagnolo che pian piano diventa un torrente e poi un fiume e s'ingrossa man mano che il tempo passa.
Probabilmente gli anti-dolorifici non erano stati abbastanza forti proprio perché non doveva dormire, ma dirigersi a fare il dannato rapporto sul disastro.
L'agonia fino a quando avrebbe continuato a susseguirsi?
Si fermarono, non ne ebbe una piena coscienza, ma non sentì più alcun rumore e con la testa bassa si fermò anche lui, fissando le caviglie di qualcuno, non sapeva chi fosse.
Erano bianche e tese, i talloni lievemente callosi e consunti.
Non stava pensando.
La sua mente era un nubifragio di emozioni contrastanti, ansia, paura, stanchezza, rabbia, dolore, tristezza...
Quando Asher bussò quasi sussultò sulle sue gambe per il rumore che provocò sulla porta, quasi un rumore metallico ed estraneo.
Una volta entrati sollevò di poco lo sguardo e il suo occhio gli mostrò tre persone all'interno della stanza, un ragazzo dai capelli chiari e in divisa amaranto, il Comandante della base e la signorina Misato.
Quando vide il suo volto, la sua espressione arrabbiata e familiare, stava quasi per scoppiare a piangere, ma qualcosa dentro di lui glielo impediva. Voleva scoppiare e lasciare che le emozioni trasudassero da lui, lasciandogli solo la calma della pace interiore, una volta libero da quel marasma di sensazioni, ma non ci riusciva.
Le lacrime non venivano.*
- Squadra India a rapporto Signore! -* Al segnale di Asher sia Stefano che Rufus si misero sugli attenti...
Shinji provò a muoversi, ma sentì una fitta al braccio e restò impalato a fissare di fronte a sé il comandante Ryu, spostando il suo sguardo da lui a Misato, come a scongiurarla di qualcosa senza che riuscisse a quantificare a parole le sensazioni che voleva trasmetterle.
Forse non riusciva a parlare, provò ad aprire la bocca, piano, senza farsi sentire. *
- hhhhh -* Gli uscì soltanto un tono strozzato, talmente flebile da sembrare quasi un sibilo inudibile.
Sperava che il debriefing sarebbe iniziato alla svelta e che sarebbe durato il meno possibile. *