Robot Wars

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Landing, di ritorno dalla missione dei prototipi clandestini...
view post Posted on 9/3/2009, 15:15Quote
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Gundam Master

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Ore: 04:07 a.m.
Target: Di ritorno dalla base di Hohung.
Location: Aeroporto Irregulars.


* Placido, come un gigantesco albatros sospinto dai venti caldi e dalle correnti ascensionali, il trasporto Garuda n°1 estendeva i flaps1 in posizione per l’atterraggio. I suoi possenti carrelli si dispiegarono per permettergli così di toccare la pista con sicurezza e pochi istanti dopo -mentre le luci intermittenti di segnalazione lanciavano i loro sporadici bagliori- ci fu l’atterraggio.
Corse... per centinaia di metri prima di fermarsi, mentre la sua invidiabile mole rallentava sotto la pressione dei molteplici freni di cui erano dotati i suoi pneumatici.

Atterrato sulla pista n°1 -quella più vicina al lato est dell’aeroporto- il Garuda si mosse in taxiway2 per sistemarsi nella zona adiacente all’hangar di stoccaggio dei mezzi. Una volta lì e data la coda al fronte dell’hangar iniziarono le operazioni di sbarco.
Uscirono rispettivamente 3 camion.
Enormi, atti a trasportare i resti dei giganti andati distrutti durante le operazioni in Corea.
Il primo ad uscire fu il Nu, il cui corpo mutilato giaceva coricato assieme agli armamenti recuperati ed agli altri suoi pezzi sul pianale del gigantesco trasporto su ruote. Successivamente fu la volta dell’RX-R, smembrato e diviso in due alla base del bacino... le cui due metà erano disposte l’una di seguito all’altra lungo il vano di carico del secondo mezzo. Il terzo ad uscire fu il camion trasportante il relitto del Core Splender e quel che restava del Jehuty che nel frattempo aveva già inizializzato il programma di diagnostica e già stava procedendo con il sistema di autoriparazione.
L’Eva-01 fu lasciato in posizione fetale -con gli arti anteriori completamente bendati per impedire ad estranei la visione dei danni- sul primo montacarichi della pista n°1. Esso discese trasportando l’unità Evangelion nei meandri dell’Hangar sotterraneo della base Irregulars, là dove avrebbe in seguito raggiunto la zona adibita alle gabbie e dove avrebbero potuto avvenire le congrue riparazioni del caso.
In seguito fu la volta dei mezzi recuperati dopo la missione:
Il Cancer assegnato al Sottotenente Rebessi, il Leo assegnato al Sergente Yagami, e lo Zaku I Sniper donato al Sergente Ikari vennero trasportati tramite 3 altri trasporti su ruote verso l’hangar di stoccaggio dell’aeroporto.
Alla fine ci furono i sei prototipi clandestini recuperati dalle installazioni Coreane, i quali vennero fatti discendere direttamente nell’hangar sotterraneo sfruttando il secondo elevatore di cui era dotata la pista n°1. Una volta giunti nell’hangar dell’officina sarebbero stati effettuati tutti gli accertamenti del caso.

Una miriade di tecnici e ufficiali dell’ONU stavano dialogando con le guardie Irregulars mentre Ryusei assisteva alle operazioni di sbarco dei mezzi.
Allibito, il Tenente ex-membro dell’SRX team, ad osservare il come quei colossi erano tornati ridotti allo stato di carcasse da rottamare. Nel frattempo il Gruppo di ritorno dalla missione era stazionato ancora all’interno del trasporto Garuda...

L’infermeria del Capo-Trasporto Garuda -il primo aviogetto della formazione che aveva assistito le operazioni in Corea- era uno stanzino dalle pareti ramate, animate dalla stessa cromia statica e monocromatica del resto del gigante alato in cui era situata. Al suo interno vi erano tre letti disposti uno di fianco all’altro sulla stessa parete, in modo che il personale infermieristico potesse agilmente passarvi nel mezzo per somministrare le dovute cure ai degenti. Le terapie somministrate ai tre reduci della missione consistettero in un complesso sistema di flebo reintegranti adibite a ridare vigore ai flussi sanguigni i quali erano da ore privi del giusto equilibrio energetico per poter sostentare correttamente i loro corpi che -stanchi- non potevano ancora permettersi di riposare.
Infatti, pochi minuti dopo il loro atterraggio Asher -che si era appisolato al fianco del letto di Shouji- venne svegliato dal parlottare di uno degli ufficiali del Garuda.
Sobbalzò leggermente sulla sedia stringendo poi gli occhi per la leggera fitta di dolore che aveva accusato alla gamba ferita e magistralmente medicata e fasciata, successivamente si volse verso i suoi uomini, per controllare le loro condizioni fisiche.
A suo fianco c’era Shouji, poi Stefano ed infine Rufus. La loro situazione era stabile e potevano già rimettersi in piedi per camminare, anche se il Sergente Yagami avrebbe avuto bisogno di una stampella per poterlo fare agevolmente.
Ma c’era un dettaglio di cui tener conto: i corpi dei reduci erano si in condizioni accettabili... ma le loro menti? Anch’esse sarebbero risultate nella possibilità di muoversi da quei letti?
Asher si alzò dalla sedia facendo perno sulla stampella fornitagli dagli infermieri.
Era vestito con una tuta azzurrina, datagli dai membri dell’ONU per sostituire la logora normal suit che lo aveva vestito durante le ore della missione... era comodo come vestiario, ma per nulla adatto a rappresentarlo visto il grado da ufficiale che ricopriva. Ma in una situazione simile... c’era ben poco da pretendere, e soprattutto da desiderare.
L’ufficiale Irregulars stette per proferir parola quando...*


- La squadra India è convocata in sala briefing, ripeto la squadra India è convocata in sala briefing. -



* Una comunicazione passò attraverso gli interfoni del Garuda.
Asher rimase perplesso... erano feriti e malconci... cosa volevano da loro?
Presumibilmente informazioni sui fatti avvenuti ma... forse -e lui lo percepiva nell’aria- era qualcosa di più... umano.
Qualcosa riguardo alla perdita di un compagno in missione.
Chronicle provò ancora una volta un fortissimo senso di frustrazione pervaderlo.
Poi si pronunciò. *


- Ce la fate a stare in piedi? La sala briefing ci aspetta... -



* Il suo tono era cupo e trascinato, come quello di una persona che -stanca- cerca di continuare a stare in piedi nonostante la spossatezza evidente, sia mentale che fisica.
Fece per dirigersi zoppicando verso la porta, la quale si trovava alla sinistra dei lettini, la quale poi li avrebbe condotti nel corridoio che a sua volta avrebbe portato alla zona di stoccaggio dei mezzi verso la coda del velivolo. Una volta lì avrebbero potuto sbarcare e finalmente dirigersi verso la base. *


Game Master:Dopo questo post introduttivo postate, nell'ordine che preferite ed in più completa libertà, i vostri post introduttivi alla situazione attuale. Descrivete in maniera libera cos'avete fatto nel tempo trascorso durante il viaggio del Garuda e descrivete ora cosa fate e quant'altro riterrete opportuno descrivere sulle situazioni psicologiche dei vostri personaggi. Ah ricordatevi anche di descrivere come site vestiti ed il vostro aspetto fisico che potrebbe essere mutato rispetto a prima a causa delle ferite e delle cure mediche.
Ricordate che sono le 4 del mattino, quindi non é ancora sorto il sole, che siete feriti e non state benissimo per quanto le cure somministratevi siano state talmente efficenti da rendervi in grado di camminare ed infine che siete stati convocati in Sala Briefing per motivi ignoti.
Detto questo a voi le vostre considerazioni... potete interagire sia con il personale di bordo che con Asher se lo desiderate, la scena lentamente si sta spostando verso la parte posteriore dell'aviogetto da dove poi tutti si potrà passare alla struttura della Base.

A voi la scena ^___-

Qui di seguito trovate la piantina dell'infermeria così che vi sia più facile descriverla nei vostri post:

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Note:
1 Flaps: altresì nominati "ipersostentatori" sono organi mobili connessi alle ali degli aviogetti. Se tali elementi sono posti sul bordo d'attacco vengono a prendere il nome di slat o, più raramente, alula.
Gli ipersostentatori vengono utilizzati soprattutto in decollo ed in atterraggio per aumentare la portanza dell'ala alle basse velocità.

2 Taxiway: Dette anche piste di rullaggio, le taxiway sono i corridoi stradali adibiti al trasferimento degli aeromobili dalle piste di decollo/atterraggioalle aeree riservate al parcheggio.




Edited by ryuvegea - 9/3/2009, 15:40


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Saiyan Coordinator

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 30/12/2009, 01:02


[Mondo Onirico On]
*Oscuro, buio e privo di ogni sensazione.
Era quello che lo circondava.
Nessun rumore, nessuna azione, nessuna luce, solo la consapevolezza di esistere in un vuoto esteso, una immensa nullità uno spazio nero come la pece.
Nessun odore, nessun movimento, nessuna prensenza.
Era solo, in quel vuoto abissale, seduto su una sedia di latta e plastica.
Era consapevole di essere seduto perché gli sembrava che la sua posizione fosse quella, non sentiva nulla, neppure il suo stesso respiro, il suo cuore battere. Niente.
Era forse quello il limbo che l'attendeva dopo la morte?
In inferno costruito dal nulla, dove niente esisteva e niente accadeva, dove non potevi neppure vedere te stesso, il tuo corpo, le tue braccia, le tue mani e neppure sentire bene al tatto se tutti i pezzi del tuo corpo fossero lì, al loro posto com'erano rimasti l'ultima volta...
...l'ultima volta che si era ancora in vita.
Sorrise.
Se lo aspettava diverso l'inferno.
I testi sacri raccontavano di un luogo di indicibili sofferenze, con demoni che squartavano, infilzavano e punivano, mentre tra orribili affanni i condannati cercavano uno scampo che mai sarebbe arrivato e venivano puniti e uccisi tante volte quanto infinito era il tempo che aspettava loro soffrire e penare.
Eppure non c'erano fiamme, demoni o laghi di sangue roventi ad aspettarlo.
C'era il nulla.
Nessuna sensazione di caldo o freddo, nessuna percezione esterna, nessun odore.
Il tempo e lo spazio sebravano non avere significato in quel luogo, sembrava che la profondità fosse incerta e un momento sembrava dilatarsi in eterno, mentre i secoli avevano la durata di pochi secondi.
Ma perché era lì, che cos'era successo?
Un peccato.
Che peccato aveva commesso di così grave da condannarlo a una tale pena eterna?
Non riusciva a focalizzare la mente, nessun ricordo a cui appigliarsi, nessuna valvola di sfogo, nessuna via di fuga.

Stava camminando.
Era certo, anche se non riusciva a comprenderlo e sentire le gambe, il vento sul viso o il movimento del suo stesso corpo, era convinto che stesse camminando.
Lo scenario sembrava non cambiare mai, non importava quanto continuasse. Non riusciva a raggiungere niente. Non c'era un punto di arrivo come non c'era stato neppure un punto di partenza ed era ben conscio della cosa.

A un certo punto qualcosa attirò la sua attenzione.
Un piccolo puntino luminoso e distante.
Era quello che si chiamava esperienza extracorporea forse?
Chi è finito in una situazione di pericolo, molto vicina alla morte, finisce come in un tunnel buio in cui vede una luce calda.
Forse era quello o forse no, fatto sta che prese a seguire quella stella polare così distante.
Camminò fino allo sfinimento che non riusciva a sentire.
Continuò, seguendo quella stella cometa, piano piano, finché non divenne sempre più grande, sempre più grande, sempre più grande...
Abbastanza grande da essere leggibile.
Una scritta al neon. DEVILS WAY
Fissò per un tempo incalcolabile quell'insegna fosforescente con la grossa freccia che indicava quello che pareva essere un family Restaurant, mentre s'avvicinava sempre di più a quella luminosità.
Man mano che s'avvicinava riusciva a percepire meglio il proprio essere, a vedere lievemente meglio attraverso quell'oscurità a definire se stesso, il suo stato attuale, il suo corpo.*
§ Sembra proprio che sono finito all'inferno. § *Era ormai convinto della cosa, camminando piano fino ad entrare all'interno del ristorante, col rumore del campanello appostato sulla porta a dichiararne l'entrata.

Nel locale c'era una signora pasciuta, con una divisa abbastanza lisa e sporca oltre il bancone. Una fila di sgabelli in pelle rossa erano allineati come tanti soldatini attorno al bancone, mentre altri tavoli erano distribuiti a destra e sinistra dall'entrata.*

- Che prendi, gioia?- * Gli chiese con aria burbera.*
- Dice a me? - * Rispose, preso in contropiede.*
- Sì a te, giovanotto. - *continuò con quell'aria mezza ironica e mezza irritata.*
- U-Un caffé. - * la sala era vuota tranne che per un altro cliente seduto al bancone che quando sentì la sua ordinazione gli fece segno di avvicinarsi e sedersi accanto a lui, senza neppure girarsi per guardarlo in viso.
Shouji accolse l'invito un po' riluttante, avvicinandosi timidamente un passettino per volta.*
- Che ci fai qui? - * gli chiese bevendo la usa tazza di caffé caldo.*
- Non lo so. Forse sono morto. - * alla risposta el ragazzo l'uomo quasi sputò la sorsata di caffé che stava bevendo per le risate.*
- Non dire stupidaggini, Shouji. - * gli fece l'altro, gentile.*
- Come fai a sapere il mio nome? Chi sei? - * gli chiese, mentre la signora portava la sua tazza di caffé caldo e la zuccheriera. *
- Sei uno stupido, come hai fatto a dimenticarti di me? Comunque non ti devi preoccupare. Va tutto bene. Non sei mica morto. - * quella voce era così pacata e suonava tanto familiare che prese a credergli, nonostante non avesse certezze di chi fosse il suo interlocutore.* - Non essere stupido e non ti arrovellare troppo per delle stupidaggini. Se non sai come risolvere un problema chiedi ad un adulto, non vergognarti di dividere il lavoro e non cercare di portare tutte le responsabilità. Se qualcosa va storto non te lo legare al dito, la vita è fatta così, un continuo di alti e bassi. -
- Io sono solo un bambino. - * disse piano, sorseggiando dalla tazza.*
- Già, sei solo un bambino. - * e sorridendo con quel mento ricoperto da un filo di barbetta, gli accarezzò la testa.*
- Be', s'è fatto tardi. Che ne dici di fare ritorno? - * L'uomo gli indicò la porta da cui era entrato. Il suo viso non gli era familiare, ma in qualche modo credeva di conoscerlo.*
- Sì. Devo tornare... - * e senza dire altro uscì dalla porta, dove svanì letteralmente. L'uomo s'accese placido una sigaretta, fissando la scritta al neon, che si spegneva e riaccendeva come avesse uno strano contatto.
DEVILS AWAY*
[Mondo Onirico Off]

*Mormorava qualcosa nel sonno quando a un tratto, nel rumore sordo del volo aprì gli occhi repentiamente.
La prima cosa che vide, non appena i suoi occhi si furono abituati alla scarsa fluorescenza verde dell'interno del cargo fu il soffitto. La seconda furono le sue mani, che si portò al viso, anche se non riuscì effettivamente a vederle.
Gli avevano tagliato di dosso la Plug Suit, infilandogli un camice azzurro chiaro, le braccia completamente bendate che gli dolevano. Era sicuro di non riuscire a vedere bene e con la punta delle dita, che uscivano dalle fasciature, si accarezzò il viso.
Gli avevano bendato parte della faccia e l'occhio sinistro.
Con l'altro occhio fissò un tubicino che gli partiva dal braccio, fino ad una flebo posta su un supporto di ferro ancorato alla spalliera e alcune cinghie lo legavano in vita per non farlo muovere troppo, con due file di barre a fargli da ringhiere ai lati del letto.
Si voltò alla sua destra e vide Asher, mezzo addormentato mentre alla sua sinistra c'erano gli altri due piloti che aveva conosciuto il giorno prima, sempre che si trattasse del giorno prima e non di due o tre giorni.
Quanto tempo era passato dalla missione?
Quanto tempo mancava alla prossima?
Non lo sapeva, non gli importava.
Al momento solo la spossatezza gli attanagliava l'anima.
Non aveva voglia di pensare né di agire.
Chiuse l'occhio e si abbandonò alla stanchezza.

Si risvegliò l'ennesima volta durante l'atterraggio, nel sussulto dell'aereo che toccava terra.*

- La squadra India è convocata in sala briefing, ripeto la squadra India è convocata in sala briefing. -

*Una comunicazione dagli interfoni dell'aviogetto.
Squadra India... stavano parlando di loro.
Quasi gli venne una risatina isterica sulla faccia a pensarci.*
§ Squadra... squadra... § *continuò a rimuginare tra sé. Quando Asher voltatosi verso i letti chiese...*
- Ce la fate a stare in piedi? La sala briefing ci aspetta... -
*Shouji lo fissò con quell'unico occhio e non disse niente. Con le punte delle dita si toccò il petto fino a trovare quel che stava cercando, il gancio di ferro che lo teneva legato. Alzò la linguetta e tirò via la prima imbragatura e la seconda all'altezza dello stomaco.
Non disse niente perché stava troppo male, troppo da schifo. Era impossibile dire a parole quel che provasse in quel momento, pensando che tutto quello era stato colpa sua.
Ricordando quel terrore spaventoso.
Con un gesto familiare si mise lentamente a sedere, quasi strisciando sul letto, e con i piedi nudi assestò un paio di calci alla ringhiera laterale del letto, finché non si abbassò e scendendo dal letto, a piedi nudi sul pavimento freddo che componeva l'interno della navicella, continuò a fissare Asher.
Fece il giro del letto e vide delle pantofole all'interno di una piccola cassettina di metallo aperta, attaccata ad incastro alle sbarre della ringhiera ai piedi del letto.
Non le prese e tornò a fissare Asher con quell'aria stranita e fredda, quasi innaturale.*

[GDR OFF] EDIT: Shouji al momento ha questo aspetto.
http://shinji-kakaroth.deviantart.com/art/...Freak-116516438
[GDR ON]

Edited by Shinji Kakaroth - 20/3/2009, 15:23

SK of SubZero

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"C'è del marcio in Britannia!"

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 19/11/2009, 11:51


*Stefano stava pilotando il proprio Gundam, ne sentiva le sensazioni, il vento che sfiorava l'armatura lucida che gli trasmetteva le sensazioni di pace e un leggero formicolio simile al solletico. La brezza accarezzava il viso fugace, veloce mentre Stefano s'infilava in alcune nubi trattenendo il respiro per poi uscirne in uno sbuffo bianco, come se stesse ancora trascinandosi alcune fibre della nuvola.

Il pilota spostò la testa verso la propria sinistra vedendo parte del poggiatesta del seggiolino e il Gundam rosso del Tenente Asher entrare in formazione.*

§Che cosa ci facciamo qui ? Dobbiamo proprio combattere ? Perchè ? Non è bello poter vivere senza dover combattere ?§

*Spostò lo sguardo alla propria destra e vide il veicolo di Rick Dehidir, il Gaia Gundam. Sorrise lievemente e si rilassò, tutto dunque era stato un brutto sogno, si era addormentato durante il viaggio col pilota automatico attivo. Inspirò lievemente e chiuse gli occhi... prima di riaprirli nuovamente. Qualcosa non andava... lui non poteva sentire quelle sensazioni e la missione era già avvenuta. Un'ombra passò sopra di lui, un veicolo colpito gravemente che perdeva liquidi e pezzi di corazzatura*

- TAHOMARU!? Che cosa dia -

*un raggio rossastro colpì in pieno il veicolo facendolo esplodere, i pezzi dei detriti colpirono parte del Gundam mentre quello che gli era sembrato un tronco umano, passava a fianco del cockpit urtando violentemente il braccio sinistro e scomparire nella nube. Stefano sentì il cuore aumentare il proprio battito, mentre il Gundam del Tenente Asher veniva colpito e cadeva nel cielo come privo di controllo.

Preso dal panico, il pilota fece alcune manovre brusche col Nu mentre si rendeva conto che nemmeno Rick era più al suo fianco... e gli altri ? Dov'erano gli altri!?

La sagoma del Throne Zwei apparve improvvisamente appena oltre una nuvola, fermo... immobile. L'arma puntata. Stefano sentì il corpo fremere mentre lo osservava, un misto fra odio e paura.*

- MALEDETTO BASTARDO!!! - *urlò* - TI UCCIDO FOSSE L'ULTIMA COSA CHE FACCIO! - *la voce stessa apparve distorta alle sue stesse orecchie.

Abbandonò il beam rifle estraendo la large beam saber e attivandola mentre imprimeva al Nu Gundam una violenta accelerazione che mai gli aveva dato. Il Throne Zwei aprì il fuoco ma lo mancava, i fasci lo mancavano, mentre imprimeva un fendente che non colpì il mezzo nemico.

Il combattimento perdurò per alcune decine di secondi prima che lo Zwei colpisse il Nu Gundam rendendolo inoperativo. Un colpo singolo che scosse l'intero cockpit mentre Stefano osservava con rabbia sempre maggiore lo Zwei tenerlo per la spalla. Voleva distruggerlo, voleva colpirlo... voleva fargliela pagare per ciò che aveva fatto a lui e ai suoi compagni. Poi, d'un tratto, sentì la presenza di Rick. Il suo dolore e il piacere di ritrovarsi fra le mani di un nemico. Il suo corpo apparve nella mano libera dello Zwei, un volto sereno che fissava il Gundam con un sorrisino leggero*

- RICK!!! - *Stefano allungò la mano del Gundam verso di lui, prima d'essere tranciata dalla lama dello Zwei che lo fissava sempre minaccioso*

- No Rebessi... non cercarmi... qua sto bene, finalmente ho pace e non devo stare con chi non deve giudicarmi per ciò che sono o posso essere. Cosa che invece hai fatto tu - *il sorriso di Rick non cambiò*
- Non volevo.. è stato.. è stato un errore io non - *la voce di Stefano era rabbiosa*
- Questo è ciò che sei Stefano Robert Rebessi ? - *la voce femminile giungeva dallo Throne Zwei netta pulita, beffarda* - Uno che non sa neanche ciò che sta cercando o ciò che vuole... un traditore di compagni, meschino e che pensa a se stesso! -
- No, non è vero! -
- Affronta la realtà per quello che è, guardati, anche ora cerchi di voler dare la colpa a me, a colui che ti ha fatto a pezzi, ucciso un tuo compagno... - *si mise a ridere, una risata cristallina, anomala* - ...pensavi d'essere imbattibile ? Che dopo un incontro con Char Aznable fortuito e nel quale sei stato salvato per miracolo assieme al tuo comandante, potevi affrontare chiunque ? - *la voce cambiò lentamente in maschile e in un tono sempre più simile al suo* - Invece guardati, sei te stesso la causa del tuo male. Stupido, arrogante e presuntuoso... volevi difendere i tuoi compagni e poi appena si è rilvelato diverso da te lo hai abbandonato come un cane sulla strada. Ti sei scaricato il problema dalle spalle... bel lavoro ... congratulazioni cavaliere dei miei stivali! Pensi realmente che tu te la possa cavare con una ramanzina ? Razza d'idiota, svegliati - *la voce tornò a un misto fra uomo e donna mescolandosi* - hai deciso un sentiero duro , salvalo e redimiti .... o muori nel tentativo!!! -

*Stefano non rispose, sentiva l'affanno e la verità di quelle parole colpirlo violentemente. Neanche s'accorse che lo Zwei lo aveva lasciato. Cadde in picchiata col Gundam mentre gli schermi si rompevano, ma lui non ci pensava. Non si rese nemmeno conto d'impattare sul duro terreno*

.
.
.

*Gli occhi si aprirono nuovamente mentre sentiva qualcosa gracchiare. Sembrava un interfono. Inspirò mentre cercava di non pensare al sudore che gli faceva appiccicava il vestito al corpo. Un altro incubo. Ne aveva avuti in serie da quando era svenuto durante il combattimento, in varie forme... e questo era il primo in cui lo Zwei era pilotato da lui. Si sentiva frustrato, depresso.*

- Ce la fate ad alzarvi in piedi ? La sala briefing ci aspetta -

*La voce di Asher... sì era Asher... giunse alle orecchie di Stefano così come lo spostamento di Shouji dal lettino, il frusciare delle lenzuola. Tossì lievemente mentre sentiva tutto il corpo indolenzito, la mente fiacca, lo spirito a pezzi. Cosa mai volevano da un relitto come lui ?*

- Signore - *la voce tremolò leggermente e non la schiarì, non ne aveva la forza, non gli importava. Scostò leggermente le lenzuola, aveva da fare ancora un compito, forse lo radiavano e lo rispedivano a casa. Sarebbe stato meglio, ma sapeva che non era così. Si sedette mettendo le gambe a penzoloni fino a toccare il pavimento freddo coi piedi nudi. La sensazione lo fece svegliare quasi completamente anche se il dolore psicologico e fisico lo sentiva ancora. Infilò delle pantofole, esitante e tentò di mettersi in piedi appoggiandosi al letto con la mano. Lentamente si guardò attorno fissando per alcuni secondi Shouji prima di dirigersi a un armadietto e ne estrasse una vestaglia da mettersi attorno al corpo, non si sarebbe presentato in pigiama anche se volevano radiarlo e farlo sentire peggio di come stava. Gli importava relativamente della missione... ciò che contava era Rick*

- Signore... quando....vuole - *poi voltò lo sguardo verso Shouji* - Mettiti qualcosa, non penso sia idoneo presentarsi scalzi e mezzi nudi anche se siamo feriti - *tentò di non esternare la propria ostilità, non era corretto, non era lui colui che aveva fatto scatenare la fine della missione e non aveva voglia nè le forze per affrontare una discussione del genere, il tutto mentre la voce era stanca sebbene fisicamente tentasse di non far notare eccessivamente la debolezza fisica.*

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Nome : Bjorgsson
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Gurren-lagann... Spin on!!!!

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*Giaceva in un letto, completamente svestito dei suoi precedenti abiti, aveva addosso solo una specie di soffice pigiama azzurrino... Era spossato e non sapeva resistere alla voglia di dormire, ma un continuo bisbiglio e un continuo via vai di ufficiali gli rendeva difficile il riposo.
Provò ad aprire gli occhi e notò che quell'ambiente gli era totalmente estraneo, quindi gli sgranò e si tirò su di colpo facendosi divorare dai lancinanti dolori che gli tartassarono tutto il corpo. Quelle fitte furono improvvise e insostenibili, quindi si lasciò andare in un urlo sostenuto e si riaccasciò sul cuscino.
Si guardò intorno... C'erano tutti i suoi compagni, non proprio sani, ma salvi e questo era l'importante. Erano distesi anche loro in un letto come il suo e poco distante dal suo ed anche loro in pigiamino. Le infermiere ronzavano fra i letti con fretta prendosi cura dei pazienti.
Sembrava che non gli era successo nulla, era in quel letto ma non aveva ancora realizzato l'accaduto... Ecco che un altra fitta gli percosse la gamba fino alla spina dorsale, quindi notò che quella gamba era sospesa e non distesa come l'altra. Alzò la coperta e vide che il suo quadricipite era fasciato e le fasciature erano pregne di sangue, poi piano piano si accorse di essere tutto fasciato e di avere il volto pieno di cerottoni. Fu solo allora che gli ritornarono in mente dei flashback della sua missione e specialmente il disastroso epilogo... Adesso aveva relizzato tutto e rimase imbambolato a guardare il soffitto, cercando delle spiegazioni fra i suoi disordinati pensieri.
*

§.. Sono ancora vivo? Ma come può essere? Quello schianto è stato pazzesco eppure sono ancora qui! Non mi hanno voluto lassù?! Mentre precipitavo credevo che erano i miei ultimi attimi ed invece sono ancora qui? Quindi la mia missione non è ancora finita? ..§

*I suoi soliti pensieri infiniti vennero interrotti... Una voce cupa attirò tutte le sue attenzioni, era Asher a parlare, voltando lo sguardo non potè far ammeno di abbozzare un sorriso, era felice che stesse bene e che già ridava ordini*
CITAZIONE
- Ce la fate a stare in piedi? La sala briefing ci aspetta... -

*Molto lentamente i suoi compagni si alzarono, Rufus richiamò l'attenzione dell'infermiera che prontamente gli posò la gama sul letto con delicatezza e gli chiuse la valvola della flebo interrompendo il flusso dei medicinali in vena, staccandola poi definitivamente. Gli passò la stampella e provò ad aiutarlo nel rialzarsi, Rufus tolse le lenzuola e dopo qualche secondo riuscì a mettersi in piedi fra mille dolori e con grandissima fatica. Una volta in piedi disse con il fiatone e con sarcasmo*

- Fresco come una rosa signore! -

*C'era una tensione pesantissima, si poteva quasi tagliare a fette, Rufus vide che tutti erano in piedi questa cosa gli faceva molto piacere e un altro sorriso gli rugò il volto. Anche loro avevano quel pigiama, decise di fare una battutina sarcastica per stemperare un pò la tensione anche se probabilmente non era il caso, però l'aria era davvero pesante...*

- Ciao ragazzi, un gran piacere rivedervi! Vedo che anche voi siete in tenuta elegante eh? -

 
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* L'aria all'interno del veicolo era pesante, i soldati sentirono le parole di Asher e lentamente, trascinandosi come vermi al suolo, si tirarono in piedi.
Shouji guardava il Tenente con distacco e sguardo allampanato, quasi a richiedergli qualcosa, un segno, una risposta. L'uomo, di per se interdetto dall'espressione del ragazzo, indietreggiò dalla porta e si diresse verso il suo letto.
Appoggiò zoppicando la stampella alla parete vicino a cui era prima di alzarsi per poi recuperare le ciabatte contenute lateralmente al letto di Shouji. Si abbassò e gliele mise.
Silenzioso, senza dire nulla, i suoi occhi silenti e sottili dimostravano tutto il loro rammarico.
Si rialzò.
Mentre il ragazzino pareva quasi in uno stato di bieca catatonia, il suo sguardo monoculare rimaneva fisso e sgranato sulla sua figura. Questo gli pesava, ma non poteva darlo a vedere ai suoi uomini. Doveva far loro da supporto, da figura protettiva, non da peso su cui scaricare le proprie frustrazioni.
Gli mise in fine la mano sinistra sui capelli, carezzandoglieli un poco.
Un gesto di consolazione, di gentilezza, verso una figura così giovane... assurdamente giovane.
13 anni e già in guerra.
Che abominio.

Successivamente Asher si volse verso gli altri due.
Stefano, che si era ormai alzato e vestito alla benemeglio... e Rufus, aiutato da un infermiera che passava di lì per caso.
Era a dir poco assurdo che quella fosse la sua squadra. Il Sergente Desuyo era morto. Era morto diamine! E nessuno se ne sarebbe ricordato. Per di più Dheidir era stato catturato dal nemico... e sembrava persino compiacersene.
Eppure lui aveva dato l'ordine di metterlo al sicuro all'interno del Gaia...
Tutto ciò era successo per un motivo ben preciso ma quale? Troppa pressione sui propri uomini?
O forse era lui stesso la causa?

Asher si mosse... *

§ Se solo io... fossi stato più accorto... Più incisivo... §



* Andò verso la porta, vomitando dentro di se pensieri, riafferrata la stampella, prodigo nuovamente nello zoppicare verso la parte posteriore dell'Hangar.
Uscì, convinto che i suoi sottoposti lo avrebbero seguito.
Le uniche cose che disse furono... *

- Usciamo di qui... siamo in ritardo... e non si riesce a respirare. -



* Ed era proprio perchè l'aria ormai era divenuta irrespirabile che il Tenente fuoriuscì trascinandosi attraverso la porta ferrosa dell'infermeria. Muovendo passo dopo passo le proprie scarpe da ginnastica all'interno del Corridoio. Verso il vano di carico.
Nel mentre, le luci dei riflettori dell'aeroporto e dell'hangar ad esso adiacente si infiltravano dagli oblò dell'infermeria. I raggi di luce abbagliavano sporadicamente i tre membri rimanenti della squadra India, i quali presto si ritrovarono soli in stanza.
Ma alla fine come avevano fatto a salvarsi?
Chi mai gli era venuto in soccorso per evitar loro la morte?
I loro ricordi rammentavano solamente una fortissima luce azzurra, una voce rotta da sporadici singulti di pianto e capelli... splendenti, come fossero stati fatti di vivido argento.
Oltre a ciò, solo calore. *





Per Shouji Ikari:

Shouji osserva Asher mettergli le ciabatte e carezzargli la testa, un gesto di cortesia sincero vista l'espressione che il ragazzo vede dipinta sul volto del suo superiore. Perchè tanta gentilezza? Per lui che aveva solo cercato di preservare se stesso? Il parlato di Stefano e di Rufus invece gli suscitano irritazione vista la parola che quei due per lui dovrebbero rappresentare "Squadra". L'unica figura non appertamente ostile o irritante risulta per il ragazzo essere unicamente Asher.



Per Stefano Robert Rebessi:

Vede Shouji non rispondere ad alcuno stimolo tanto che Asher lo aiuta ad infilarsi le ciabatte, e nel contempo Rufus allieta i presenti con le sue battute di pessimo gusto. Irritante, decisamente fastidioso e fuoriluogo il suo molteplice intervento atto a spezzare la tensione. Era buona l'idea, ma inappropriata al momento. Stefano inoltre può percepire il senso di disagio che Asher prova. Una sensazione pesante che a pelle, gli rimette nel cervello ancora ed ancora spiacevoli ricordi.



Per Rufus Yagami:

L'insieme di battute sembra non ottenere l'effetto sperato, le ferite gli fanno male e fa fatica a stare in piedi. Sente che Asher ha ignorato i suoi commenti, effettivamente fuoriluogo. Anche a lui sorge il dubbio di come abbia potuto salvarsi da una situazione mortale come quella vissuta ad Hohung.




Game Master: Rufus evita di muovere gli NPC, in questo caso l'infermiera. Si può interagire con gli NPC, non pilotarli. Per di più hai da rispettare i Tag cosa che non fai mai.

PER TUTTI: Asher esce di scena e si tuffa nel corridoio diretto verso la zona di carico del Garuda. Siete soli ora in stanza e potete decidere se interagire tra di voi o seguirlo. Nei vari trafiletti postati precedentemente per ognuno di voi ci sono informazioni utili che vi giungono alla mente attraverso stimoli derivanti dalla situazione attuale.
Enjoy!




Edited by - Temari - - 28/3/2009, 17:56


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*Era lì, sorretto sulle sue gambe, e fissava vacuo quello che c'era d'innanzi a lui. Il suo superiore.
Ma superiore in cosa?
In quel momento la sua mente non rifletteva, non computava non gli diceva niente, assolutamente niente.
Era un uomo, una persona, una figura.
I colori, riusciva a distinguerli, in quella semi oscurità con le luci d'emergenza del cargo accese, dando a tutta la scena una parvenza d'irrealtà.
Poi si alzarono gli altri dai loro letti.
Uno gli disse qualcosa.
Qualcosa che non aveva sentito minimamente, qualcosa che non aveva capito, che non voleva capire, che non poteva capire nello stato in cui si trovava.
Percepì solo l'astio del tono, l'irrazionale risentimento in quella voce, in quel mezzo ringhio di un cane.
Sicuramente un cane ringhiante o quelle frasi sprecate su di lui avrebbero avuto lo stesso effetto sul ragazzo, che in tutta risposta piegò solo il collo, lievemente sulla sinistra, con l'occhio destro sano che continuava a riprendere la scena, senza che la mente la registrasse attivamente o facesse qualche sforzo per interpretare la realtà.
Altre frasi da parte di un'altra figura che s'alzò dal letto e che stava fissando come se si trattasse di una macchina o una statua, un qualsiasi oggetto inanimato semovente.
Nulla poteva raggiungere la sua coscienza.
Nulla.

Poi quell'uomo che aveva di fronte gli andò incontro, si inginocchiò di fronte a lui e gli fece infilare le pentofole, una dopo l'altra.
Il suo corpo sentiva il movimento, il freddo del pavimento attenuato dal contatto con le pantofole, ma non reagiva in modo alcuno al cambiamento apparente.
Poi un'altra sensazione.
Una carezza sul capo, sui suoi capelli sparsi qui e là in ciuffi e abbracciati dalle bende che gli circondavano il capo come un'aureola.
Il calore della mano sulla sua testa, il tepore e quella sensazione, lui non riusciva a comprenderla, quello Shouji Ikari di fronte a quell'uomo non riusciva a comprendere quella sensazione e metterla a frutto. Non riusciva ancora a elaborare e metabolizzare tutte quelle sensazioni che aveva provato fissando il baratro che separa la vita dalla morte e riusciva solo a fissare con le braccia pesanti il braccio di quell'uomo allontanarsi da lui, lentamente.
Aprì la bocca, quell'uomo, disse qualcosa che non riuscì a capire, che la sua mente aveva sentito, ma che il suo cuore non riusciva a comprendere.
Poi si voltò e s'infilò zoppicando in un corridoio.
La sua mente non razionalizzò.
Si mosse d'istinto.
Un piede avanti, poi l'altro e l'altro ancora.
Lentamente Shouji seguì Asher nel corridoio, con la luce che penetrava dagli oblò e i larghi squarci di buio che banchettavano tra una zona illuminata e l'altra.
Un passo dopo l'altro.
Una strana sensazione.
Non ci fece caso.
Una pantofola gli si era sfilata ed ora era stata lasciata indietro, un passo dopo l'altro.*

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Stefano osservò i propri compagni e Asher che stava uscendo. La mancanza d'aria sentita da Asher lui riusciva a percepirla ma come una pesantezza nell'animo del superiore che gli faceva venire in mente ciò che avrebbe gradito non ricordare al momento. Ma come poteva non ricordare la morte di uno di loro e del fatto che aveva abbandonato Rick ? Corrugò la fronte mentre guardava Yagami che con le sue battute lo aveva reso indisposto nei suoi confronti e lo stato in cui Shouji vigeva non aiutava di certo

- Non è il momento - disse secco anche se con voce un po' bassa - Non è il caso di fare battute di questo genere... dannazione non rammenti cosa ci è capitato per caso ? - inspirò lievemente mentre tratteneva la rabbia montante. Non era lui la causa del suo malessere e lo sapeva. Era troppo semplice addossare su di lui o su Shouji le sue colpe, ma così difficile da tenere sotto controllo l'impulso di reagire con un urlo.

- Forza seguiamo Asher, sempre che tu voglia capire cosa vogliono da noi anche se conci in questo stato - detto questo si diresse verso l'uscita della stanza, la mente che tentava di chiudere i sentimenti ma non ce la faceva. La sensazione di disagio, di colpa, della pesantezza sentita da Asher lo stavano travolgendo come un fiume in piena. Ne era lui la colpa e di nessun altro. Pensava d'essere pronto per certe cose e invece...invece no, era stato più un peso che altro.

Nel camminare potè vedere Shouji davanti a sè seguire il superiore, privo di una ciabatta che aveva perso lungo il tragitto. Stefano corrugò la fronte, pensieroso, deluso, preoccupato. Era davvero convinto di voler accusare un ragazzo così provato ? Se la sentiva realmente d'accusarlo mentre camminava come fosse assente, come se nulla o nessuno esistesse all'infuori di sè ? Se lo chiese mentre raccoglieva la pantofola e s'avvicinava al ragazzo.

- Aspetta, ti sei dimenticata questa - disse alzando lievemente la pantofola per fargliela vedere - Sarebbe meglio se te la mettessi altrimenti rischi di prenderti un malanno - nel dirlo sentiva la propria voce tesa, innaturale come se si sforzasse nel non risultare ostile.

Ma con chi si stava rivelando tale ? Con se stesso o con Shouji ? Non aveva ancora deciso e non sapeva esattamente chi o cosa incolpare, non sapeva se scegliere la via più facile o quella più difficile. Sarebbe riuscito poi a vivere col rimorso se avesse scelto la strada più ovvia ?

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Rufus Yagami by Game Master:

* Il calore lo avvolgeva completamente.
Ricordava solo quello, unitamente alla forte luce azzurra che lo circondava.
Era morto. Era forse venuto un angelo a salvarlo? Dio aveva avuto la grazia di redimerlo dalla sua fine ingloriosa? Sentiva il peso delle proprie scomode battute volgersi contro lui stesso quando i compagni ne avvertirono il senso.
Era sopravvissuto per miracolo e l'Impulse era andato perso.
Cosa ne avrebbe pensato suo padre di lui? Sarebbe stato deluso?
Pensieri più che legittimi per una persona come Rufus, che della simpatia e dello sdrammatizzare faceva la sua maschera.

Le parole del Sottotenente Rebessi erano taglienti come la lame di rasoio e tanto pesanti da zittirlo nel suo posto in coda al gruppo.
Era ancora incredulo per ciò che gli era accaduto, evidentemente qualche santo aveva avuto un pò di tempo libero da dedicargli visto che era ancora vivo per potersi sentire abbastanza male da non dire più nulla.
Restava ancora da capire il come potesse ancora essere vivo.

Silenzioso, ed ancora avvolto da dubbi, decise di non dire più nulla di scomodo e di accodarsi al gruppo.
Quindi, zoppicando, si mise a camminare con le stampelle dietro agli altri, dirigendosi verso la zona di carico. *

Note by GM: Causa mancata risposta del giocatore il GM prende il controllo del suo personaggio e continua l'avventura.


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* Il tappettio della stampella di Asher riempiva il lunghissimo corridoio del trasporto Garuda. L'uomo si allontanava sempre di più mentre innanzi a se trovava la porta che avrebbe condotto il gruppo verso il vano di carico.
Essa si aprì, e tutti poterono vedere il metallo della porta a soffietto rientrare perfettamente nella parete mentre il loro capo-squadra attraversava zoppicando la soglia.

Vuoto.

L'hangar posteriore del garuda era vuoto.
I giganteschi camion da trasporto stavano facendo fuoriuscire i mezzi e si stavano dirigendo verso l'hangar dell'aeroporto mentre qualcuno aspettava loro innanzi ad una macchina, una jeep, lontana. Proprio al di fuori della rampa che conduceva davanti allo spiazzo cementizio proprio in fronte all'imboccatura dell'hangar aeroportuale dove stavano venendo caricati i loro mezzi danneggiati.

Asher proseguì, voltandosi indietro per cercare con gli occhi i propri compagni, per poi rivolgersi nuovamente avanti dopo averli trovati -tutti- alle sue spalle.
Scese le scale lentamente, arrivando -dopo numerosi scalini- al suolo della zona di carico, che trovava il proprio basamento decine di metri più in basso.
Era grande, immensa, quasi come quella di una nave da battaglia, i trasporti Garuda erano famosi per le loro capacità di carico.
Una volta al suolo continuò la sua marcia discontinua, e dopo una quantità infinita di spazio, arrivò alla fine del titano di metallo all'interno del quale erano stati per tutte quelle ore prima di tornare alla base.

Le luci dei riflettori erano accecanti.
Puntavano tutte verso l'imboccatura del vano posteriore ed Asher dovette coprirsi il viso per non esserne abbagliato.
Il Tenente poi cercò di abituare gli occhi a tutta quella luminescanza, dopo di chè cercò con di distinguere ciò che stava avvenendo in quel dell'aeroporto: equipe di meccanici spostavano i loro mezzi, mentre altri trasporti muovevano quelli che avevano acquisito durante la missione come premio da parte dell'ONU. *

§ Magra consolazione... §



* ...Pensava un Tenente ancora compresso ed avviluppato in un universo fatto di sensi di colpa e dubbi.
Poi nuovamente il suo occhio ricadde sulla Jeep che li stava attendendo fuori dal trasporto. Un soldato in divisa nera li attendeva per farli giungere alla base per il debriefing.

La notte non era mai stata tanto lunga e luminosa per coloro che stavano ritornando alla loro "casa".

Asher si mosse, ed andò ad incontrare l'individuo che si stagliava innanzi alla macchina.

Il gruppo -in coda al proprio leader- lo osservò muoversi solitario fino a giungere davanti alla macchina per poi vederlo intrattenere una breve conversazione di cui non potè udire argomentazione.
L'atmosfera era triste ed opprimente, mentre il rumore delle anime lavoratrici dei meccanici si faceva sempre maggiore, e mentre la luce abbagliante dei riflettori si stava lentamente ma inesorabilmente avvicinando... pronta per abbagliarli. *






Per Shouji Ikari:

Shouji non percepisce nulla attorno a se, unicamente ombre indistinte, poi un movimento strano, una voce sibilante. Shouji non può percepire che é quella di Stefano, ma può reagire motoriamente in modo istintivo.



Per Stefano Robert Rebessi:

Vede Asher muoversi innanzi a se senza dire nulla mentre Shouji gli é vicino. L'aria nella zona é abbastanza inquietante e le sensazioni a pelle che si sentono in zona sono ben più opprimenti per un newtype.



Per Rufus Yagami:

A questo giro l'ha guidato il GM quindi si può dire che si sia concentrato sulle sensazioni che provava, ovvero smarrimento, confusione e un pizzico di tristezza ed oppressione dovuta al peso dell'astio che percepiva nell'aria dai suoi compagni verso di se. Decidendo quindi di non calcare ulteriormente la mano segue il gruppo silenziosamente e nell'anonimato.




Game Master:Scusate il ritardo nella risposta, speravo che rispondesse Rufus dopo aver recuperato l'ADSL, ma tra che lui era malato e tra che non si decideva a postare non sapevo come comportarmi.
Si continua, non voglio far rallentare il gioco ulteriormente.
Adesso il gruppo si sposta all'iboccatura del trasporto Garuda. Come avete potuto vedere Asher si sposta lentamente zoppicando arrivando alla fine dell'immenso hangar del trasporto aereo per poi trovare l'aeroporto innanzi a se. Qualcuno si staglia davanti ad una macchina disposta per recuperarvi, solo che i pg del gruppo non possono ancora distinguerlo bene a causad el fatto che sono ancora indietro. Continuate pure ;)
Divertitevi!




Edited by ryuvegea - 30/4/2009, 16:45


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Shouji aveva continuato a camminare, lentamente, con passo incerto, le spalle abbassate e la testa china, oltre alla strana angolatura del collo che gli faceva quasi appoggiare la testa sulla sua stessa spalla sinistra.
Aveva sentito qualcosa.
Un mormorio, probabilmente diretto a lui, ma non s'era fermato e aveva continuato a camminare quasi strascicando i piedi verso quella luce di fronte a lui.
Non era quella luce ad averlo attratto, se fosse stato un attimo più cosciente avrebbe potuto di certo confermarlo.
La sensazione del graffiare sul piede sinistro.
Quell'attrito inconsueto.
Era il cemento sul quale stava camminando.
Sentì qualcos'altro, ma non ci badò e continuò a camminare, come uno zombie alla ricerca di qualcosa.
Il braccio destro fasciato e steccato ad angolo ad ogni passo che gli tornava indietro con piccole pacche allo stomaco, l'altro braccio cadente e inerte sul fianco sinistro.
Poi quella presenza di fronte a lui si fermò e per istinto rimase anche lui fermo, in attesa.
Non sapeva di cosa perché non era tanto intento a riflettere sulla sua condizione.
Era solo una parte di lui ad essere sveglia e pronta a farsi strada pur di sopravvivere.
Quella luce che inizialmente poteva sembrare invitante ora era così più intensa che gli faceva quasi male alla testa, tanto da fargli socchiudere l'occhio sano.
Rimase così, in posizione di stasi, con la schiena lievemente arcuata in avanti, la testa inclinata a sinistra e un po' chinata in avanti.
Un addetto della Nerv avrebbe notato la cosa.
Un medico della Nerv avrebbe chiamato un equipe per fare degli accertamenti.
Un primario di neurologia della Nerv avrebbe usato delle parole che forse quegli uomini non conoscevano neppure.

Contaminazione mentale.

Quella in cui s'era fermato era la tipica posizione di stand-by dell'Eva una volta sganciato dal sistema di ancoraggio.
Era lui ad esser stato contaminato dall'Eva?
O forse era l'Eva ad assumere un antica posa della razza umana passata, dai primi primati che sono stati definiti "ominidi" e che hanno preso a camminare su due gambe, come gli uomini di Neanderthal?

Edited by Shinji Kakaroth - 20/5/2009, 08:14

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Stefano Robert Rebessi by Game Master:

* Era oppresso da tutto ciò che lo circondava, persino da se stesso e dalle proprie scelte. Aveva davvero fatto la scelta giusta? Scaricare la colpa di tutto ciò che era accaduto su di un ragazzino di 13 anni? Chi era più infantile? Lui che addossava la colpa a qualcuno ora non in grado di percepire il giusto e lo sbagliato, oppure il ragazzino che stava continuando a camminare vegetando in modo a dir poco inquietante...

La risposta era quasi ovvia, ma qualcosa, qualcosa di subdolo e meschino, di orrendamente egoista...
Frustrazione...
...Gli fece continuare ad incolpare quel povero ragazzino di quanto accaduto. *

§Se non avesse sparato... Se non avesse agito da solo... Se ci avesse ascoltato!§



* Incollerito per tutto ciò che era accaduto, Stefano prese e strattonò per la spalla sinistra Shouji forzandolo a voltarsi verso di lui visto che continuava ad ignorarlo. Ovviamente, quel gesto era interpretabilissimo come uno scatto di collera dovuta alle continue mancate risposte... Ma in realtà, in quell'ira c'era molta più coscenza di quanto nella realtà non sembrasse. *

- Ragazzino, renditi presentabile... Cos'é non conservi almeno un pò di dignità!? -



* Calcò leggermente le ultime prole quasi urlandole... Quasi a volerlo stimolare.
Poi d'un tratto Stefano si sentì patetico...
E cercando di riparare al proprio infantilismo si appropinquò a risollevare il morale del ragazzo... per lui apparentemente semi-scioccato. *

- Dai... Vedrai che andrà tutto per il meglio... cerca solo di non pensarci troppo... -



* Gli mostrò uno dei suoi migliori sorrisi di circostanza, avrebbe voluto fargli pesare tutti gli sbagli fatti in missione...
Rick era sparito, rapito da un mostro di crudeltà... e tutto perchè lui non aveva eseguito gli ordini...
In realtà, dava la colpa al ragazzo, perchè dentro di se sapeva che la maggior colpevolezza era sua, e di nessun'altro.
Solo, era troppo doloroso ammetterlo. *



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Rufus Yagami by Game Master:

* Rimase abbagliato dalle luci dei riflettori Rufus, che da dietro al gruppo giunse alfine davanti al portellone del vano di carico. Ancora compresso nei propri pensieri -con lo sguardo volto al suolo- il ragazzo quasi non si accorse dell'impeto che il Sottotenente Rebessi mise nello strattonare Shouji.
E giunse fuori.
Seguito dal tappettio della propria stampella, che eccheggiava nell'hangar del Garuda ormai vuoto.
La tristezza lo assalì ancora una volta, il suo Impulse era andato completamente distrutto.
Ed ora? Gli restava unicamente un Leo dell'esercito di OZ...
Era fortunatamente integro e ben funzionante, oltre ad avere un arsenale di tutto rispetto visti i munizionamenti abbondanti ritrovati alla base.... ma paragonarlo all'Impulse sarebbe stato come sputare su un opera d'arte.
Ci sarebbe voluto del tempo sia per rimettersi che per riparare il suo Gundam.
Che nel frattempo potesse usare quel Leo?
Certo... ma con le sue abilità attuali ciò equivaleva a morte certa.
Doveva migliorarsi, doveva mettersi alla prova.
Seguì Asher verso la macchina, con la mente tamburellata dal pensiero di non fallire di nuovo.
Non si accorse minimamente di ciò che stava avvenendo alle sue spalle, visto che aveva superato Shouji e Stefano, rimasti fermi innanzi al portellone del gigantesco trasporto.
Tutto preso da se stesso, dal suo senso di colpa e dalla voglia di non sbagliare mai più. *



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Censimento by Game Master:


Giunti a questo punto e prima di spostare la scena altrove, chiedo ai partecipanti a questa Scena GDR di darmi la loro disponibilità alla partecipazione in questa giocata. A seconda dei partecipanti in gioco essa procederà di conseguenza altrimenti verrà operato un time-skip e verrà portata avanti unicamente la situazione di chi rimarrà.
Postate dopo di me la vostra disponibilità.
Grazie.

GM.



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* Mentre Asher era intento a comunicare con il proprio interlocutore innanzi a se gli si pronunciava una figura scura.
Era vestita di pizzi e merletti, possedeva un fare alquanto sinistro ad assurdo, un'aria funerea che - per una bambina di appena quattordici anni - era a dir poco inquietante da possedere.
L'uomo sgranò gli occhi, ovviamente non l'aveva mai vista prima di allora e poteva ben sorprendersi di quanto stava osservando.

Una ragazzina? Alla base?


Ella continuò la propria camminata, oltrepassando la Jeep predisposta ad hoc per trasportare lui e gli altri alla base per il Debriefing, stava evidentemente osservando altro.
Asher fece per fermarla rivolgendosi - assieme al militare con cui stava parlando - verso di lei, ma quando cercò di allungare una mano per afferrarla il suo interlocutore lo bloccò sonoramente. *

- Non la fermi... é una pilota di Evangelion... ed é pericolosa. -

* Asher ne rimase allibito.
E proprio quando fece per protestare... Rei incontrò gli occhi di lui. *


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- Svegliati... -


* Shouji iniziò a sentire quella voce nella sua testa... *

- Apri gli occhi. -


* ...Flebili sussurri a cui aggrapparsi... *

- Svegliati... -


* ...Ancora una voce... *

- ...Apri gli occhi! -


* ...una voce calda. Calda come il sole al mattino sulla pelle, calda come una coperta invernale adagiata sulle spalle.
Una voce Calda. *


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* Un urlo, gutturale e magmatico, bruciante, percosse l'animo di Shouji strattonandolo dal mondo onirico in cui si trovava riportandolo bruscamente alla realtà.
Amore, odio, amicizia, invidia, pietà, amarezza.
Tutto fuso all'interno di un unico calderone che altro non era se non l'anima rappresa e minuta del bambino di 13 anni sotto contaminazione mentale.
Lei - quella cosa - lo aveva riportato indietro.
E così com'era venuta, Rei - o per meglio dire quella Rei - se ne andò, senza che nessuno si spiegasse il motivo per cui si era silenziosamente fermata ad osservare il vano di carico del Garuda mentre Stefano, Rufus e Shouji stavano scendendo. *

Per Shouji Ikari:

Shouji si sente avvolto da un'istantanea sensazione di calore e benessere non appena nel mondo reale i suoi occhi incontrano quelli di Rei. Poi, dopo i primi tentativi di comunicazione da parte della presenza che Shouji avverte come impalpabile all'interno del suo mondo onirico, viene brutalmente strattonato fuori da esso con una potenza inaudita. Eventuali reazioni convulse ed accidentali - anche e sopratutto nei confronti di Stefano che gli é vicino e lo ha appena toccato - sono a discrezione del giocatore. Di fatto l'esperienza che Shouji ha appena vissuto ha nettamente del traumatico e lo riporterà nel mondo reale in maniera istantanea e definitiva rendendolo in grado di razionalizzare tutto ciò che avrà attorno probabilmente traumatizandolo o creandogli un effetto "risveglio da incubo con o senza perdita di memoria".




Game Master:Presa visione dell'abbandono del GDR da parte di Stefano e di Rufus prendo il controllo dei loro PG trasformandoli de facto in PNG. Da questo momento l'unico giocatore che sarà presente in giocata sarà Shinji Kakaroth il quale continuerà regolarmente.




Edited by - Temari - - 6/9/2009, 17:22


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Grado: Capitano Istruttore (Comandante della base per la difesa terrestre)
Crediti: 400.000

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